Sardegna tra autonomismo e indipendentismo
Da oggi a Cagliari, Sassari e Nuoro le presentazioni del nuovo libro del politologo Carlo Pala
CAGLIARI. Il libro di Carlo Pala “Idee di Sardegna, autonomisti, sovranisti, indipendentisti” (Carocci editore, pagine 307, euro 32) verrà presentato oggi alle 17.30 nell’aula magna di Scienze politiche a Cagliari: con l’autore ne parlano il giornalista Giuseppe Meloni, il sociologo Gianfranco Bottazzi (università di Cagliari) e il politico Michel Huysseune (università di Bruxelles). Domani il libro verrà commentato a Sassari, alla facoltà di Giurisprudenza, con la partecipazione di Gian Paolo Demuro, Omar Chessa e Michel Huysseune. Venerdì 23 a Nuoro, nell’aula magna dell’università di via Salaris con Fabrizio Mureddu, Andrea Soddu, sindaco di Nuoro, e Salvatore Cubeddu.
Citando una pubblicazione Feltrinelli del 1992 di Alberto Melucci e Mario Diani (“Nazioni senza Stato, i movimenti etnico nazionali in Occidente”), uno studioso moderno e promettente dell’analisi politica delle università sarde quale è Carlo Pala scrive che «la Sardegna è un’isola etnica» e – ricordando Antonello Mattone – che «la Sardegna ha i tratti di una Nazione irrisolta». Tema storico, stimolante e lacerante, per alcuni fondamentale, per altri snobistico, se ne è occupato Pietro Soddu nei suoi studi che continuano anche in età avanzata, ne parlano i tanti e divisi movimenti che nell’isola discutono di istituzioni politiche e dintorni.
Pala, che ha 41 anni (è nato a Orune in una casa dove si beveva latte di pecora e ci si nutriva a politica) è assegnista di ricerca all’università di Sassari e vi insegna Scienza dell’amministrazione, mette ordine come pochi sulla grande “questione”. Emerge un metodo di ricerca scrupoloso e severo, non cerca facili consensi, mostra tutti i lati della medaglia di una querelle che mai avrà fine. Lo fa in “Idee di Sardegna, autonomisti, sovranisti, indipendentisti”. In copertina non compare la parola “separatisti” ma a pagina 64 trovate sul tema di tutto e di più, ragionando di Quebec, Lega Nord, Partito Nacionalista Basco, il Vlaams Belang fiammingo e alcune, minoritarie, sigle in Corsica. E – con la crisi degli organismi sovranazionali, Onu e Unione europea compresi – sappiamo che cosa sta avvenendo nelle ribollenti pentole che borbottano sui fornelli del nazionalismo e dell’universalismo dall’Austria al Regno Unito. E in altri Continenti.
Analizzando le alterne vicissitudini del Partito sardo d’Azione (di quello glorioso che è stato e di quello evanescente che è oggi dopo che la bandiera dei Quattro Mori era stata consegnata e svenduta nelle mani del leader di Forza Italia Silvio Berlusconi), Pala scrive che «nel Psd’Az ci sono mediamente più cerchi concentrici che in altri partiti di qualsivoglia famiglia spirituale». E anche in questo Psd’Az emerge «una tendenza verso una struttura leaderistica rigida internamente e ricca di regolamenti disciplinari». Ma basta essere “segretario” per essere leader? Per avere un’idea dinamica del sapere e dell’agire politico? Leader, comunque, alla stregua di Camillo Bellieni, Luigi Oggiano, Dino Giacobbe, Piero Soggiu, Mario Melis?
Il libro è da leggere e da sottolineare. Perché fa riflettere «sull’elevata divergenza tra le forze etnoregionalitiche che impedisce di costruire una piattaforma comune al di là delle diversità politiche». Si parla di attualità con i partiti “sardi” entrati «nell'alveo della maggioranza regionale attuale». Si rimarca la difficoltà (tale definizione non è dell’autore del libro) del “tentativo” di «intercettare il mondo sociale, economico e culturale isolano» al quale corrisponde «una mancanza di strategia e di organizzazione che evidentemente li rende moderatamente credibili al cospetto dell'elettorato».
Pala denuncia «la mancanza di una educazione alla discussione della specialità». Aggiungiamoci il problema della lingua che continua a creare un dibattito babelico senza senso e che tende a cancellare proprio quella autonomia di linguaggio di cui ogni sardo, di ogni villaggio, di ogni stazzo o furriadroxiu, è orgoglioso. Pala rimarca le divisioni, le scollature (lui insiste con l'inglese “cleavage”) presenti in Europa, la comparsa della frattura centro-periferia in Sardegna (ricordate il ping pong contrapposto fra città e campagna, come se Cagliari non fosse Olzai e se Olzai non fosse Cagliari?), presenta gli attori politici “sovranisti” invocando quasi una ri-pianificazione del progetto politico. Insomma, uno studio serio su temi spesso affrontati alla fru fru. Pala invoca la scienza politica. Se fosse bene condiviso, altri salti – non solo culturali – farebbe fare alla Sardegna.
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