La Nuova Sardegna

Cristiana Collu e la Gn: «Spazi amichevoli dove incontrarsi»

di Paolo Curreli
Cristiana Collu e la Gn: «Spazi amichevoli dove incontrarsi»

La rivoluzione della Galleria nazionale d’arte moderna Oggi apertura dopo il suo primo anno di trasformazioni

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SASSARI. La rivoluzione di Cristiana Collu alla Galleria nazionale d’arte moderna di Roma parte anche dall’abolizione dell’infelice acronimo Gnam, da ora in poi la prestigiosa istituzione sarà riconosciuta con la più sobria sigla Gn. La Galleria Nazionale della direttrice sarda ha debuttato ieri con il nuovo allestimento che diventa una grande mostra dal titolo shakespeariano: “Time is Out of Joint”. 500 opere che rompono la barriera della disposizione cronologica per dialogare tra loro attraverso accostamenti e rimandi originali e stimolanti. In serata Paolo Fresu e Gianluca Petrella hanno portato il jazz d’autore sulla scalinata della Galleria trasformandola nuovamente, dopo il concerto di Gavino Murgia per la Festa della musica, in un palco a cielo aperto. «La collezione permanente diventa un’esposizione temporanea in divenire, un segno di nuova vitalità per le opere» dice Cristiana Collu.

Qual è stato il punto di partenza ?

«Possiamo individuare due tempi il 21 giugno e il 10 ottobre, dalla prima mostra “The lasting. L'intervallo e la durata”, siamo stati in grado di lavorare tenendo aperto ai visitatori. La priorità è stata rimettere in assetto prima di tutto i servizi ai visitatori come il bookshop, la biglietteria e la caffetteria».

Un museo amichevole, più accogliente?

«Cambiare il senso del “visitare il museo” nello “stare al museo”, creando uno spazio leggero di accoglienza che si può vivere prima di fare il biglietto. Perché la Galleria è uno spazio pubblico aperto alla convivialità, ci si può passare attraverso o stare, leggere, caricare il telefono o chiacchierare. Un punto di riferimento come una libreria. Visitare la mostra non deve essere l’unico scopo per venire qui alla Galleria. Uno spazio speciale allestito con gusto contemporaneo».

Come ha influito il gusto di oggi sull’architettura neoclassica di viale delle Belle Arti?

«Abbiamo recuperato la visione dell’architetto Cesare Bazzani – che ha progettato la Galleria nel 1911 e il suo ampliamento nel 1933 – recuperando lo spazio e facendo irrompere la luce naturale in dialogo con gli spazi verdi di Villa Borghese. Ripristinato i valori di Bazzani anche nella Sala centrale destinata alle mostre temporanee dove parte oggi il Museum Beauty Contest di Paco Cao e l’ex bookshop che diventerà una sorta di piccolo auditorium. La Galleria include il paesaggio e oggi il rito contemporaneo della festa è una restituzione alla comunità, un invito a condividere, perché lo spirito del convivio non è da trascurare, come il dialogo con altri linguaggi, con la musica di Paolo Fresu che ha accompagnato l’inaugurazione. In fondo è stato come un intervento archeologico. Abbiamo tolto tanti strati e cercato di rimettere in luce la galleria».

La luce naturale ridiventa protagonista come agli esordi dell’arte moderna?

«È la condizione del vedere, ma non si vede solo con gli occhi. Chi vaticina in realtà è cieco e riesce a vedere le cose con altri occhi. Questa luce ci invita a guardare anche con altri sguardi, per poter dire di aver visto veramente».

Un altro protagonista della raccolta di un museo è il tempo, la stratificazione...

«Certo ma si può proporre anche una cronologia non codificata cercando anche quella che crea cortocircuiti di senso e di associazioni inaspettate e configura delle possibilità. Non ho sentito la preoccupazione delle regole o della storia dell’arte.

È come avere a disposizione un alfabeto con cui possiamo creare tantissime parole e innumerevoli frasi. Ogni organizzazione ogni ordine è parziale e ci suggerisce sempre un potenziale, andare all’origine delle cose, indietro nel tempo. Per farlo devi andare controcorrente, mentre il presente diventa già il passato del nostro futuro. Alla Galleria c’è una collezione da 20 mila opere di cui oggi proponiamo una delle tante possibili chiavi di lettura con accostamenti che a volte abbiamo inconfessabilmente fatto tutti».

C’è stata anche una piccola polemica sulla rimozione dell’opera di Alfredo Pirri, un pavimento di vetri infranti nella Sala delle Colonne...

«Polemica che appartiene al passato e che le assicuro essere completamente superata. Il lavoro di Pirri appartiene a pieno titolo alla collezione della Galleria e lo possiamo riproporre. È un’opera temporanea e non abbiamo tradito questo spirito transitorio che era nel progetto dell’artista».

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