La musica di Favata conquista Teheran
Il sassofonista di Alghero in Iran per un progetto che porterà alla pubblicazione di due album entro la prossima primavera
ALGHERO. Un singolare messaggio ricevuto sulla chat di Facebook da un gruppo di giovani ed affermati musicisti provenienti dall’Iran si è trasformato in un progetto solido e concreto e che porterà, l’anno prossimo, alla pubblicazione di due album di inediti. Così, Enzo Favata, racconta la sua avventura ed esperienza a Teheran.
«Salve, abbiamo qui alcuni dei suoi dischi, abbiamo visto e ascoltato tanta della sua musica su Youtube – diceva il messaggio– . Siamo un gruppo di musicisti di Teheran. Vorremmo sapere se è disposto a realizzare un progetto originale con noi, qui in Iran». «Sono passati due anni da quella richiesta – spiega il sassofonista algherese – e da allora sono andato nella capitale dell’Iran per tre volte e tornerò ancora due volte all’inizio del 2017. Ho trascorso periodi intensi ed utili per conoscere e suonare con alcuni dei musicisti più rappresentativi della scena musicale iraniana».
Un periodo decisamente produttivo in cui la cerchia di contatti si è allargata.
«In questo lasso di tempo ho avuto modo di tenere alcuni concerti ed iniziare a registrare due album con due gruppi differenti e con progetti musicali molto diversi tra loro. Il primo gruppo, il Teheran Storyteller, formato dal violinista Soheil Shayesteh e dal pianista Adib Ghorbani, in cui fondiamo musica elettronica ed acustica per creare atmosfere rarefatte. Il secondo progetto, invece, che si avvicina alla classica persiana e al jazz, è insieme a Payam Jahnmani, un virtuoso del tar, strumento a sei corde, lontano parente del sitar ma la cui cassa armonica è ricoperta da uno strato di pelle. Dopo quel messaggio ci sono voluti sei mesi per organizzare l’incontro. Arrivai all’aeroporto di Teheran insieme al chitarrista Marcello Peghin, e lì incontrammo Soheil. Nel giro di una settimana siamo stati in grado si salire sul palcoscenico di uno dei tanti teatri presenti in città».
Certamente l’esperienza non è finita così?
«Sono tornato a febbraio di quest'anno in occasione del Fajr Music Festival, l’occasione per debuttare con il trio Teheran Storyteller. Tutti e tre gli spettacoli previsti hanno fatto registrare il sol out. Durante questo viaggio abbiamo iniziato una prima sessione di registrazioni in studio. In quei giorni ci siamo dedicati a comporre, suonare e registrare alcuni dei brani del prossimo disco. La chiusura definitiva è prevista per la prossima primavera».
A giudicare dalla prima fase, come sarà questo disco?
« Il contenuto sarà una musica ricca di contrasti con riferimenti dell’Europa del nord. Sonorità elettroniche ad accompagnare sassofoni e clarinetti, insieme con un pianoforte che suona come uno strumento etnico dell’Iran ed un violino filtrato con elettronica dal vivo. Nel Festival di Febbraio sono stato invitato a delle jam session e ho avuto modo di suonare con alcuni dei massimi esponenti della musica classica persiana. Proprio in quella occasione è scattata un’altra scintilla che mi ha poi portato a tornare a Teheran lo scorso mese e dare vita ad un nuovo progetto. Un quartetto con strumenti etnici come il kamancheh, una sorta di viola arcaica, ed ancora il tar ed il tar basso. Stiamo lavorando e registrando e il progetto sarà davvero speciale, perché ingloba molti linguaggi. Parte dal maqam persiano con un sound totalmente acustico fatto di corde e clarinetti».
Com’è è la situazione musicale iraniana?
«Teheran è una metropoli in grande crescita, ma bisogna attendere qualche cambiamento. Per esempio, per tenere concerti in teatri non istituzionali, c’è bisogno del parere della Polizia. La musica deve sottostare a regole e restrizioni ferree per via delle leggi religiose. In alcuni periodi dell’anno non si può suonare nei teatri. Per tre mesi, la musica non è concessa per via delle celebrazioni religiose, ma si suona comunque in spazi privati e nelle case. Lentamente le cose stanno cambiando. La maggioranza della popolazione è costituita da giovani con un elevato profilo intellettuale e con idee innovative, che cercano di mitigare le regole imposte dal governo della Repubblica Islamica introdotta nel 1979 da Khomeini. Una rivoluzione pacifica dovuta al cambio generazionale».
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