La Nuova Sardegna

«Giulia, una donna che sceglie la libertà»

di Grazia Brundu
«Giulia, una donna che sceglie la libertà»

Da oggi in programmazione “La ragazza del mondo”, il film di Marco Danieli sceneggiato dal sassarese Antonio Manca

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SASSARI. “La ragazza del mondo” esce domani nelle sale italiane e porta con sé riconoscimenti e aspettative che adesso si confrontano direttamente con il pubblico. L’esame della critica, invece, è già stato abbondantemente superato. Sia con l’attribuzione del Premio “Francesco Rosi” per la migliore opera prima (al Gala del cinema di Napoli) sia durante le Giornate degli autori alla Mostra del cinema di Venezia, dove il lungometraggio d’esordio di Marco Danieli, proiettato in anteprima, si è aggiudicato il Premio “Pasinetti” per i migliori attori. Merito, senza dubbio, delle doti interpretative di Sara Serraiocco e di Michele Riondino, che nel film (dove recita anche un intenso Pippo Delbono) sono Giulia e Libero, i due giovani protagonisti. Merito però anche – e in maniera determinante – della storia, che il regista ha scritto con lo sceneggiatore Antonio Manca, nato a Sassari trentotto anni fa, diplomato al Centro sperimentale di cinematografia (Csc) a Roma, dove vive, e docente di scrittura nella sede distaccata di L’Aquila.

Proprio nelle aule del Csc Danieli e Manca hanno stretto una simbiosi artistica che va avanti da più di dieci anni e che ha prodotto diversi cortometraggi. Adesso il Centro sperimentale, insieme con Rai Cinema e con la francese Barbary Films, produce la loro prima storia lunga, che si sviluppa in un ambiente fin qui abbastanza trascurato dal cinema italiano: quello dei Testimoni di Geova, descritto con uno sguardo laico e allo stesso tempo curioso.

«Siamo partiti dalla storia vera di un’amica di Marco (Danieli, ndr) – spiega Antonio manca – che era uscita da qualche anno dalla sua congregazione. Ci ha incuriosito molto perché abbiamo scoperto altri aspetti al di là dei pochi luoghi comuni concosciuti sui Testimoni». Anche in questo caso, come poi nel film (distribuito da Bolero), «la disassociazione dalla setta era avvenuta soprattutto perché la ragazza aveva iniziato una relazione con un partner estraneo all’organizzazione». Un ragazzo di quel “mondo” esterno a cui si riferisce il titolo, considerato un luogo di perdizione dai Testimoni. Da qui, speiga Manca, lui e il regista sono partiti per romanzare la vicenda incentrata su Giulia (Sara Serraiocco), una ragazza che, arrivata all’ultimo anno di un istituto tecnico a Roma, si trova di fronte a una scelta importante. Continuare gli studi all’Università, assecondando le sue inclinazioni, o piegarsi alle regole della Congregazione – che considera gli studi superiori più che sufficienti – per dedicarsi interamente alla predicazione. A complicare le cose, arriverà anche l’amore per Libero (Michele Riondino) – nomen omen – un ragazzo estraneo al credo religioso della protagonista.

«Il primo incontro tra Giulia e Libero – racconta Manca – è una delle scene a cui io e Marco siamo più affezionati. È un momento delicato, un dialogo tra i due che contiene già molto di quello che potrà avvenire in seguito. Ne siamo particolarmente soddisfatti, anche perché il pubblico della Mostra del cinema di Venezia l’ha seguita con grande attenzione, un po’ con il fiato sospeso».

Un equilibrio ideale raggiunto anche tenendo conto dei suggerimenti dei due protagonisti. E limando a più riprese «il personaggio di Libero, da quando, tra varie vicissitudini, abbiamo iniziato a lavorare al film nel 2012 – ammette lo sceneggiatore –. Nelle prime versioni lui era un po’ più guascone, forse già visto in una certa filmografia italiana, e quindi abbiamo cercato di cambiarlo, di irrobustirlo a livello caratteriale».

Il rapporto tra Giulia e Libero va oltre l’amore, implica la costruzione di due individualità. Così come l’ambiente dei Testimoni di Geova, descritto con realismo, rappresenta anche, più in generale, un nucleo sociale o familiare che protegge e allo stesso tempo limita. «Dopo la prima stesura – racconta Manca – abbiamo iniziato a frequentare le adunanze in una sala del Regno. I Testimoni di Geova sapevano del film e ci hanno accolto in maniera molto aperta, facendoci partecipare ai canti, alle letture dei testi biblici, alle simulazioni di dialogo tra affiliati ed estranei finalizzate alla predicazione».

Un “training” utile anche per delineare il personaggio di Pippo Delbono, che nel film interpreta un Anziano dei testimoni. «E quindi rappresenta – spiega Manca – l’autorità, la congregazione, tutto ciò da cui Giulia a un certo punto si distacca. È un personaggio molto umano, non è un inquisitore giudicante e malevolo, pur restando sempre, chiaramente, dall’altra parte della barricata» .

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