La sorprendente Estasi di Enzo Cosimi
Al Teatro Civico è andato in scena lo spettacolo inserito nel cartellone della rassegna “Danza Sassari danza”
SASSARI. La funzione dell'arte è quella di trasmettere emozioni, offrire prospettive alternative di lettura della realtà. L'arte per essere efficace deve sorprendere, stimolare il pensiero critico e riflessivo dello spettatore.
A suscitare questo tipo di emozioni è il nuovo lavoro del coreografo Enzo Cosimi, “Estasi” presentato al Teatro Civico all'interno della stagione “Danza Sassari danza” curata dall'Associazione Motus per la direzione artistica di Luigi Doddo. Lo spettacolo fa parte di una trilogia che dopo ”Fear Party” dedicato alla “paura” giunge al suo secondo capitolo che si concluderà il prossimo anno con ”Dolore”.
Tutto inizia con una musica ritmata, infinita, un loop che riempie il teatro di suono, un mantra che avvolge il pubblico e gli artisti già in scena mentre gli spettatori prendono posto in sala. Immobili, assenti, nell’ immagine curata da Lorenzo Castore, i danzatori sul palco accolgono il pubblico con la presenza dei loro corpi semi-nudi, essenziali, disegnati da pitture modernamente tribali. Il bianco della pelle si mischia a frazioni di giallo, di nero, di rosso in corpi dalle fisionomie mutanti, destrutturate, .Si perché si può cambiare forma come si cambia un vestito e vestiti ce ne sono tanti sul palco, accatastati, sparsi. Cosimi da sempre nei suoi lavori ama proiettare immagini visive, citazioni tratte dai capolavori dell'arte. Corpi in movimento creano un fermo immagine in cui l'energia dell'azione si cristallizza nel disegno di luci e suoni e la coreografia lascia posto al teatro. E così dalla montagna di vestiti nasce una “Venere degli stracci” portatrice di trasformazioni, e dal mantra ipnotico del prologo si passa ad un ritmo frenetico che conduce i corpi a gesti appassionati e lussuriosi. Una macchina spara bolle di sapone evoca un allegria giocosa, quasi infantile mentre gli artisti coprono i loro visi con maschere sorridenti. Nasconderanno espressioni di immenso piacere? o estasi simulate? Un microfono appare per cantarci dentro le parole di Nina Simone e i corpi si trasformano ancora attingendo le loro nuove forme dagli stracci che trovano sul palco . La domanda chiave che emerge dal brano cantato live dai danzatori è: And I’m feeling good? Il desiderio affiora e svanisce, l'estasi delle passioni lascia il posto ad una ricerca introspettiva che allenta il controllo sul corpo da parte dei danzatori. Il loro movimento si trasforma in una danza tribale frenetica in cui la montagna d'abiti viene dispersa in un flusso disordinato. Incentrato essenzialmente sull'immagine lo spettacolo in certi quadri risulta un pò lento ma anche il ritmo rarefatto è funzionale al lavoro nel suo insieme e preparatorio a scene di grande bellezza visiva che incantano lo sguardo e l'immaginazione. Sul finale i suoni pop lasciano il posto alle note solenni di Handel “lascia che io pianga” una metafora del dolore che chiude l'estasi preludendo, forse, al tema di chiusura della trilogia cosimiana. Applausi scroscianti al termine dello spettacolo per i sei bravissimi artisti in scena: Paola Lattanzi, Elisabetta Di Terlizzi, Daniele Albanese, Alice Raffaelli, Pablo Tapia Leyton e Giulio Santolini.
La rassegna prosegue sabato 19 alle 21 con una produzione targata Londra dal titolo “A room for all our tomorrows”. Autori e interpreti Igor Urzelai e Moreno Solinas.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google
