La Nuova Sardegna

Alba de Céspedes, Cuba sogno di libertà

di Luciano Marrocu
Alba de Céspedes, Cuba sogno di libertà

Nuovo interesse per la scrittrice nell’Avana di Raúl Castro

4 MINUTI DI LETTURA





Cuba fu il grande amore di Alba de Céspedes e “Con gran amor” è il titolo pensato per il libro che avrebbe voluto scrivere su quel paese e sulla storia dei de Céspedes: il de Céspedes nonno di Alba, acclamato “padre della patria” cubana ed eroe della lotta d’indipendenza dalla Spagna, e il de Céspedes padre di Alba, che fu per pochi mesi presidente della repubblica cubana. Assecondando le suggestioni di quel titolo, Alba scrisse centinaia e centinaia di cartelle, senza mai riuscire a dar loro una forma soddisfacente. Così il libro non fu mai concluso e rimase inedito, salvo che per la selezione che del ricchissimo materiale scrittorio lasciato da Alba sarebbe stata inserita nel volume dei “Meridiani” Mondadori a lei dedicato.

Tra Roma e Parigi. Alba de Céspedes era nata a Roma nel 1911, dove suo padre, Carlos Manuel de Céspedes y de Quesada, era giunto tre anni prima come ambasciatore della repubblica cubana. La madre, Laura Bertini Alessandri, donna di mitologica bellezza, aveva rotto un precedente matrimonio per unirsi a Carlos Manuel. L’aveva poi seguito nelle sue peregrinazioni di diplomatico e poi nel ritorno a Cuba, quando il suo paese l’aveva chiamato ad assumere responsabilità politiche. Alba era rimasta invece in Europa, tra Roma e Parigi, affidata a parenti italiani e francesi. A Roma, dove aveva passato gran parte della sua giovinezza maturò la vocazione di scrittrice, esordendo nel 1934, a ventitré anni, quando si vide pubblicata dal “Giornale d’Italia” la novella che, da perfetta sconosciuta, aveva spedito al giornale. Qualche mese dopo venne assunta da giornalista professionista, con un impegno quotidiano e regolare stipendio, al “Messaggero”.

In carcere. Nel 1935, già madre di un figlio avuto da un patrizio romano sposato a sedici anni e dal quale si era subito separata, venne arrestata con l’accusa di antifascismo, trattenuta per alcuni giorni nel carcere femminile delle Mantellate e poi liberata per un intervento dell’ex segretario del Partito nazionale fascista Giovanni Giuriati: un intervento sollecitato al padre di Alba, in quel momento ambasciatore di Cuba in Spagna. Nel 1938 il suo esordio come romanziera, quando pubblica con Mondadori – che rimarrà la sua casa editrice per tutti i romanzi successivi – “Nessuno torna indietro”. Il libro ha un grande successo: dopo solo sette mesi è già alla quinta edizione. Le scrive Arnoldo Mondadori: “Gentile Contessa, legittimamente orgogliosa del caloroso successo riportato dal Vostro libro, riprendete il vostro lavoro e dateci le opere che da Voi si attendono».

Una terra ignota. Mentre lavora alle ultime rifiniture del romanzo, viene informata che il padre sta male, per cui decide di partire per Cuba. Se sino a quel momento si è sentita estranea all’isola («Non è colpa mia se non sono cubana – aveva scritto anni prima al padre – se nemmeno conosco il paese nel quale ti piace vivere») l'arrivo a L’Avana fa come esplodere quello che poi chiamerà il “gran amor”. La circostanza tuttavia è tristissima. Il 27 marzo 1939, a pochi mesi da suo arrivo, muore il padre e la madre dà i primi segni di quella sofferenza psichica a cui Alba proverà senza riuscirvi a dare sollievo. Negli anni successivi ritorna varie volte a Cuba, per star dietro alla madre ma anche per occuparsi di La Junta, la piantagione di famiglia. E’ nel corso di uno di questi soggiorni che inizia a pensare al libro con il quale elaborare letterariamente il suo riscoprirsi emotivamente cubana e allo stesso tempo raccontare come le vicende di quel paese si intreccino con quelle dei de Céspedes.

La stessa guerra. Un impulso al progetto lo dà la rivoluzione castrista del 1959. L’appoggio entusiastico a Fidel Castro è quasi ovvio per una donna di sinistra come Alba de Céspedes, ma assume una coloritura particolare con la riscoperta della propria cubanità. Il 1968 è un anno magico per i movimenti studenteschi europei e a quello francese Alba dedica una raccolta di poesie, le “Chansons des filles de mai”. Ma è un anno importante anche per Cuba, se non altro perché celebra i cento anni dalla prima repubblica. Il 10 ottobre del 1868 Carlos Manuel de Céspedes y del Castillo, nonno di Alba, a La Demajagua, la grande tenuta di famiglia, aveva lanciato un appello all’insurrezione armata contro gli spagnoli. Alba, “nieta” di cotanto “abuelo”, viene invitata a parlare nel corso delle celebrazioni del centenario. Il suo discorso è tutto incentrato sulla continuità tra l’insurrezione del 1868 e il Movimento 26 luglio che, guidato da Fidel, ha promosso la rivoluzione del 1959. «Mescolare Abuelo e Fidel – scriverà Alba in un appunto – come se fosse la stessa guerra».

Le radici. “Con Gran Amor”, il romanzo delle radici, non fu mai terminato e le diverse edizioni che ne esistono sono una scelta fatta pescando all'interno delle 19 cartelle in cui la scrittrice stessa divise annotazioni, appunti, elenchi, materiali di lavoro nonché le diverse redazioni dattiloscritte, costellate di interventi manoscritti. «Devo assolutamente “montare” il libro, affinché possa essere pubblicato entro l’anno”, scrisse nel 1991. Sarebbero passati altri sei anni prima della morte, ma a “montare” quel libro Alba non sarebbe riuscita. Sarebbe bello farlo ora per lei, restituendole un poco di quell’“amor” che con tanta generosità ha dato, e non soltanto a Cuba.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google

Primo Piano
Il raid

Undici furgoni a fuoco nella notte: attentato contro un’azienda logistica del sud Sardegna – Le indagini

Le nostre iniziative