«Con Trump Europa e Usa saranno molto meno vicini»
A Sassari l’incontro con l’analista David Unger, ex giornalista del New York Times «Il presidente penserà soprattutto al suo Paese e userà il pugno di ferro»
SASSARI. Potrebbe essere l’alba di una nuova era e mutare rapporti e legami nati dopo la Seconda guerra mondiale. Gli Usa e l’Europa sembravano destinati a camminare per sempre nella stessa direzione, a volte più per interesse che per vero amore, ma con Donald Trump alla Casa Bianca può cambiare tutto. Perché i suoi programmi sono piuttosto espliciti e soprattutto perché è un presidente che ha corso per il partito repubblicano ma in realtà ha portato in dote un suo personalissimo elettorato grazie al quale vuole rendersi il più possibile indipendente dalle logiche di quel partito col quale ha sconfitto clamorosamente Hillary Clinton e i Democratici pochi giorni fa. “Che cosignifica l’elezione di Donald Trump per l’Europa, il mondo e gli Usa” è stato il tema ieri all’Università di Sassari dell’incontro con David C. Unger, professore di American Foreign Policy presso la Johns Hopkins University, già membro dell'Editorial Board del New York Times, membro del Council on Foreign Relations, e autore di diversi volumi e saggi scientifici. L’iniziativa faceva parte del ciclo di incontri “eLezioni americane”, promosso da Laura Iannelli e Marco Calaresu, ricercatori impegnati nello studio della comunicazione politica e della scienza politica presso il Dipartimento di Pol.Com.Ing. e ha consentito agli studenti di confrontarsi con uno dei più importanti analisti degli Usa sul tema della sicurezza e degli affari esteri.
L’Europa e gli Usa a partire dalla fine della Seconda guerra mondiale sono sempre stati molto vicini: pensa che con Donald Trump alla Casa Bianca potrebbero esserci importanti modifiche in questi equilibri?
«Penso che nemmeno Barack Obama fosse particolarmente interessato all’evoluzione della politica e dell’economia nell’Ue ma faceva comunque parte di un “mainstream” in qualche modo legato all’Europa e interessato a mantenere fermi tutta una serie di trattati economici e di scambio commerciale che si sono succeduti negli anni. L’avvento di Donald Trump, indubbiamente, potrebbe portare importanti novità. In questo senso non è interessante tanto il fatto che il vincitore sia stato Donald Trump al posto di Hillary Clinton o che i i Repubblicani abbiano sconfitto i Democratici, quanto che, per come è stato l’andamento delle elezioni e della campagna, si è trattato di un vero e proprio referendum tra due stili di conduzione degli Usa. La vittoria di Trump, in questo senso, segna sicuramente l’inizio di una nuova era e di un nuovo stile».
Anche dal punto di vista militare, con la Nato, gli Usa hanno avuto un rapporto strettissimo con le vicende europee e in generale nel resto del mondo: dobbiamo attenderci grosse novità?
«L’idea di Donald Trump sembra quella di privilegiare la sicurezza interna e riconfigurarla, lasciando in secondo piano gli interventi esterni. Così se dovesse accadere che uno dei Paesi dell’Est europeo come l’Estonia o la Polonia, in generale quelli più vicini alla Russia, non credo che gli Usa si muoverebbero. A quel punto ai Paesi in difficoltà non resterebbe che rivolgersi agli stati vicini più grandi e potenti come la Germania e la Francia».
In tanti dicevano che Hillary Clinton avesse intenzione di muovere subito l’esercito: crede che Trump sia invece meno interessato alle guerre fuori dagli Stati Uniti?
«Lui è sicuramente un nazionalista, interessato principalmente a quello che accade all’interno dei confini degli Stati Uniti. E quindi non lo vedo molto interessato a promuovere interventi militari nei paesi più caldi in questo momento. Dobbiamo però considerare che nel suo staff ci sono alcuni ex militari di un certo peso che invece sono più attenti alle diverse situazioni mondiali e che quindi potrebbero spingerlo a muoversi in direzioni differenti».
Trump durante la campagna elettorale ha rilasciato dichiarazioni d’intenti molto pesanti riguardo il problema dei clandestini: era davvero il suo pensiero o cercava in qualche modo di andare a solleticare una certa parte dell’elettorato?
«Sono convinto che lui realmente pensasse la maggior parte delle cose che ha detto. Intendiamoci: le leggi contro l’immigrazione clandestina esistono già e sono molto severe, il problema che hanno avuto tutti gli ex presidenti è trovare il modo di applicarle realmente. Perché una lotta seria ha dei costi economici elevati e per attuarla fino in fondo bisognerebbe andare a recuperare risorse da altri settori, compreso il Pentagono, e nessuno lo ha mai fatto. In più c’è il serio rischio di travalicare quei confini fissati dalle regole di uno stato di diritto. C’è però il fatto che Trump ha un suo elettorato personale e per accontentarlo credo proprio che andrà fino in fondo e finirà per essere denunciato».
Le idee del nuovo presidente in fatto di politica economica potrebbero danneggiare i paesi dell’Ue?
«Penso che Donald Trump punterà soprattutto a rafforzare il dollaro. E quindi le aziende statunitensi, con un potere d’acquisto maggiore, potrebbero essere portare a fare maggiori acquisti e investimenti all’estero, quindi per l’Europa potrebbe esserci anche qualche vantaggio».
Nei rapporti tra Italia e Usa potrebbe cambiare qualcosa?
«Non credo. Intendiamoci, credo che Matteo Renzi abbia scommesso su Barack Obama e Hillary Clinton, ma nonostante questo Trump ha comunque un occhio benevolo nei confronti del vostro paese. Non foss’altro perché una larga parte della comunità italiana negli Usa, e in particolare a New York, lo ha appoggiato in queste elezioni».
Alla fine Donald Trump è un grande mistificatore e assume certi atteggiamenti per convenienza oppure è davvero così?
«Così come a suo tempo Ronald Reagan, anche Donald Trump è una star televisiva e quindi recita un personaggio. D’altra parte, non dobbiamo nemmeno dimenticare che è abituato a frequentare l’alta società e gli ambienbti della finanza: significa che è comunque una persona sofisticata. Insomma, forse il vero Donald Trump si avvicina molto a quello che appare in televisione ma potrebbe anche essere una persona con sfaccettature più ampie di quelle che appaiono».
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