In vetrina le creazioni dei sarti migranti

Integrazione e moda nel progetto della Jana Fashion Design e Paolo Modolo: appuntamento domani a Sassari da Barbablù

SASSARI. Edwin Ogbeide ha 33 anni, a casa sua, in Nigeria ha studiato per diventare stilista ma le circostanze della vita lo hanno portato lontano da casa, in Sardegna, dove sta finalmente realizzando il suo sogno insieme a uno dei grandi sarti isolani, Paolo Modolo. Le creazioni di questa particolare linea afro-fashion con inserti in velluto hanno già sfilato al Teatro Verdi e saranno in vetrina domani pomeriggio da Barbablù, in Sardegna, in un originale evento che vedrà dieci modelle (tra le quali l’ex Miss Sardegna Manuela Galistu) alternarsi nelle vetrine del negozio dalle 17 in poi. E non finisce qui, anzi, è solo l’inizio di un progetto, denominato “Janas Fashion Design”, che vedrà un collegamento diretto col Senegal per formare dieci sarti che alla fine di un corso rientreranno in Africa per realizzare materialmente le creazioni che Edwin continuerà a ideare nel suo atelier di via Roma a Sassari, inaugurato lo scorso luglio.

I sarti migranti. Il progetto, ambizioso quanto accattivante, ha preso corpo un anno fa all’interno del centro Janas International, che si occupa dell’integrazione e dell’accoglienza dei migranti nelle sedi di Sassari e Porto Torres. L’idea di spaziare anche nel settore della moda è nato quando è emerso il desiderio di una decina di giovani migranti di dedicarsi al settore dell’alta moda. Il centro Janas ha così deciso di supportarli per arrivare a creare una produzione tessile “made in Italy” dal punto di vista del progetto e della qualità, mantenendo però allo stesso tempo per quanto riguarda il design le radici etniche. Un’operazione che ha trovato l’appoggio della Sartoria Modolo di Orani, uno dei laboratori più qualificati della Sardegna nella realizzazione di abiti tipici e tradizionali su misura, grande protagonista negli anni Novanta della grande riaffermazione del velluto sardo L’obiettivo finale è arrivare a progettare un prodotto di target alto, caratterizzato appunto dal made in Italy, con i corsi di sartoria che verranno svolti a Sassari abbinati anche a stage in alcune imprese locali, per poi trasferirsi a Dakar in una sorta di “back” per la manufattura.

Riscatto sociale. La responsabile moda si chiama Tania Djouf, padre senegalese e madre sassarese, nata a Sassari, che in questo progetto crede su tanti versanti. Quello squisitamente legato al progetto e anche quello etico «perché possiamo interpretare la moda anche con me un potente mezzo di riscatto sociale. Questo collegamento col Senegal ci permette anche di creare nuove opportunità di lavoro, a gennaio partirà il primo corso con dieci ragazzi, tutti senegalesi e nigeriani. Lo step successivo sarà aprire una piccola fabbrica tessile a Dakar per produrre una linea moda da destinare al ceto medio locale». Il marchio Edwin nasce infatti con l’idea di “concepire lo stile da un punto di vista etico oltre che estetico, utilizzando la bellezza come strategia di riscatto sociale” recita la presentazione del progetto.

L’evento. La linea fashion proposta da Edwin è un mix etnico tra i due continenti Europa ed Africa, con un occhio di riguardo per la Sardegna. Sono trenta i modelli che domani verranno presentati da dieci modelle nelle “vetrine viventi” che il gruppo allestirà da Barbablù. Lo scopo non è soltanto quello di mostrare gli abiti ed eventualmente venderli (per quello eventualmente c’è anche l’atelier di via Roma 105), quanto quello «di far conoscere questo progetto alla città - aggiunge Tania insieme a Sandro Sini, titolare di Barbablù -. Più che a vendere i vestiti che verranno presentati, che sono di target alto e hanno un certo costo, ci piacerebbe stringere nuovi rapporti e trovare nuove collaborazioni».

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