La Nuova Sardegna

“Io sono con te” ci inchioda come lettori e come cittadini

di Alessandro Marongiu
“Io sono con te” ci inchioda come lettori e come cittadini

L’opera di Melania G. Mazzucco è tutto fuorché fantasia consolante La storia vera di un incontro con una donna in fuga dalla tragedia africana

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«Romanzo», l'ha definito Bruno Luverà in una delle ultime puntate di “Billy”, la rubrica domenicale di libri del TG1, e non avrebbe potuto rendergli servizio peggiore: perché “Io sono con te” di Melania G. Mazzucco (Einaudi, 264 pagine, 17,50 euro), libro imprescindibile, ha il valore smisurato che ha anche perché è tutto fuorché un romanzo.

Questa parola porta infatti con sé, magari lateralmente, ma sempre, l'accezione di “storia di fantasia”, di frutto d’invenzione: che potrà anche avere parentele con la realtà ma che, una volta conclusa, lascia libero il lettore di tornare alla sua quotidianità concreta, forse con qualche pensiero in più (o in meno), ma senza che la sua vita ne sia davvero indirizzata verso nuove vie. Non così succede con “Io sono con te”, che è invece opera che ci inchioda, come cittadini e più ancora come esseri umani, alle nostre mancanze o responsabilità: assumano esse la forma di quella noncuranza che, senza fare lo sforzo minimo di verificarle, ci fa ritenere giuste o sensate certe voci correnti – come quella, risibile quanto diffusa, secondo cui ciascun migrante riceverebbe 35 euro al giorno –, del pregiudizio, del lassismo o altro, poco importa. Di quello si tratta: mancanze o (quando non “è”) responsabilità. La scrittrice racconta una storia vera, ricorrendo con abilità a tutto il mestiere e a tutte le tecniche in suo possesso, certo, ma evitando di romanzare (altra parola che può portare con sé un’accezione qui ugualmente fuori luogo, quella di “edulcorare”) alcunché; protagonista ne è una donna congolese, Brigitte, benestante e benvoluta da tutti, che nella sua città Matadi ha aperto e gestisce due cliniche ospedaliere.

Il suo rifiuto di avvelenare alcuni pazienti rimasti feriti dopo una manifestazione politica sarà per lei l'inizio della fine: prelevata con la forza dalla casa in cui vive con i figli e spettatrice dell’omicidio del fratello che cercava di soccorrerla, Brigitte è prima costretta ad avere un rapporto sessuale con il congiunto appena assassinato, e poi trasferita in una sorta di lager in cui ogni dignità viene negata a lei e a decine di altre persone. Fuggita miracolosamente dopo alcuni mesi, sa di non poter restare più in Congo: il rocambolesco arrivo in Italia la trasforma definitivamente da rispettabile membro di una comunità in scarto della società. Una persona, un prete, la nota nei pressi di Termini: sarà la sua fortuna, pur se il percorso per ritrovarsi prima e reinventarsi poi e per garantire a sé e ai figli una nuova vita in Europa, reso possibile grazie alle forze sane del nostro Paese, sarà tutt’altro che facile.

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