La Nuova Sardegna

Esseri umani in fuga tra paura e indifferenza

di Roberta Sanna
Esseri umani in fuga tra paura e indifferenza

Coraggiosa rappresentazione della realtà di oggi nello spettacolo di Lella Costa e Marco Balliani

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CAGLIARI. Ha assunto un particolare valore ieri, nella Giornata mondiale dei diritti umani, lo spettacolo “Human”, di Marco Baliani e Lella Costa – in scena per tutta la settimana al Massimo (ultima replica questa sera alle 19) per la produzione di Mismaonda e Sardegna Teatro con Marche Teatro – perché proprio dei diritti, delle emozioni e delle relazioni umane vuole parlare. Lo fa in modo coraggioso, accettando di rappresentare frammenti di realtà così come frammentaria e confusa è spesso la percezione che in Occidente si ha di guerre, frutto di situazioni geopolitiche complesse, e di chi fugge da quelle terre, degli stessi profughi.

Lo fa in modo anche rischioso, perché cerca in molti dei quadri che compongono lo spettacolo di partire anche dalle paure più diffuse, dai pregiudizi, dall’indifferenza, dalle contraddizioni, anche queste così umane, accettando anche il discorso didattico, che non sempre giova alla fluidità dello spettacolo. Ricco di momenti poetici, che non impongono la commozione ma toccano, e dalle incursioni comiche di una pensionata veneta, regalata da Lella Costa, che ragiona sul tema attraverso luoghi comuni, lo spettacolo si avvale delle intense musiche originali di Paolo Fresu (con il trombone di Gianluca Petrella), dai colori dei costumi e delle stoffe di Antonio Marras, e dalle luci di Loïc Hamelin che frugano suggestivamente nel buio per far emergere i vari frammenti. Insieme alla Costa e a Baliani, i quattro giovani attori David Marzi, Noemi Medas, Elisa Pistis e Luigi Pusceddu, danno vita ai vari momenti, a volte drammatici, come le scene sulla barca dei fuggitivi in balia delle ondate o in quella dei pescatori che si interrogano su quanto sia possibile e giusto intervenire, a volte quasi lirici, come lo strazio di una madre nella carovana in mezzo al deserto, o utilmente didascalici come il dialogo tra il soccorritore e la fotografa, o con toni più leggeri, come nel monologo di una italiana in quarantena a Ellis Island nella baia di New York, in una struttura antesignana dei nostri odierni Centri di permanenza temporanea.

A fare da apertura e chiusura allo spettacolo è il mito di Ero e Leandro, divisi, nel loro “amore clandestino fra due nemiche patrie” narrato da Ovidio.

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