La vita straordinaria della poetessa del rock
ROMA. Patti Smith arriva ai 70 anni (li compirà il 30 dicembre) con un solo grande rimpianto: non essere stata in Europa con marito, il chitarrista Fred “Sonic” Smith, morto nel 1994 dopo 14 anni di...
ROMA. Patti Smith arriva ai 70 anni (li compirà il 30 dicembre) con un solo grande rimpianto: non essere stata in Europa con marito, il chitarrista Fred “Sonic” Smith, morto nel 1994 dopo 14 anni di matrimonio. Un’esistenza straordinaria quella vissuta dalla sacerdotessa della New Wave, fatta di incontri e amicizie con molti dei protagonisti della vita culturale americana trionfi, cadute, dolori, ritorni, il progressivo passaggio dalla vita nella musica a una vita da narratrice. Una vita giustamente raccontata da film e documentari. La sua più recente performance ha fatto il giro del mondo: Patti Smith era stata invitata a esibirsi in occasione della consegna del Nobel per la letteratura. Aveva programmato di proporre un suo brano ma, una volta saputo che il premio era stato assegnato a Bob Dylan, ha deciso di cantare “A Hard Rain’s a Gonna Fall”. L’assenza di Dylan aveva fatto assumere alla sua esibizione il valore di una delega dal valore smisurato. I media hanno scritto che aveva dimenticato le parole, lei ha spiegato che semplicemente era stata travolta e bloccata dall’emozione.
In fondo Patti Smith era il personaggio ideale per celebrare il Nobel a Dylan: anche nel suo periodo d’oro nel rock, tra il ’77 e il ’79, si è sempre descritta come una poetessa prestata alla musica, un’ammiratrice devota di Rimbaud. Nonostante sia nata a Chicago, è una figlia della New York degli anni ’60, dove lei si è trasferita giovanissima e squattrinata proprio per vivere in diretta l’esistenza in bilico tra arte e vita del Village di quei tempi (dove non per niente è cresciuto anche Dylan). Di quegli anni di grandi sogni, pochissimi soldi e incontri determinanti, ha lasciato una testimonianza toccante con “Just Kids”, diario di quei giorni condivisi con Robert Mapplethorpe, destinato a diventare uno dei fotografi più importanti degli anni ’80 prima di essere ucciso dall’Aids. Ora in libreria c’è «M Train» (che sta per Mind’s Train, treno della mente), autobiografia tutt’altro che convenzionale di un’artista costantemente fuori dagli schemi.
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