La Nuova Sardegna

La galleria di squinternati che ci aiuta a capire il mondo

di Alessandro Marongiu
La galleria di squinternati che ci aiuta a capire il mondo

Il “Repertorio dei matti della città di Cagliari” di Paolo Nori Piccole storie vere con protagoniste anche stranezze di personaggi “normali”

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«Il matto viene prima dello scrittore, dell’astrologo, dell’alchimista; in qualche modo, è la figura archetipa, l’esempio che costoro imitano. Non ci sono matti migliori di altri; un matto è un capolavoro inutile, e non c’è altro da dire».

Prende avvio da qui, da una poesia di Giorgio Manganelli posta in epigrafe, quel piccolo, delizioso libro che è “Repertorio dei matti della città di Cagliari” (Marcos y Marcos, 174 pagine, 10 euro), frutto cartaceo di un seminario condotto da Paolo Nori nel capoluogo isolano tra il maggio e il luglio del 2015 e reso possibile grazie anche alle associazioni Malik e Asibiri, al quale hanno dato il loro contributo con le storie dei matti cittadini e della provincia in tredici.

Non si tratta, si badi bene, di una semplice galleria degli squinternati che oggi come ieri hanno attraversato vie e quartieri locali: si tratta piuttosto di dar vita a piccoli libri di storia – Nori ha proposto seminari dello stesso tipo a Bologna, Milano, Torino, Roma, Parma, Andria e Livorno, e da tutti ha originato un volume come quello dedicato a Cagliari –, «di una storia laterale e insignificante, ma che a noi interessa». Laterale sì, forse, ma di certo non insignificante: perché anche dalle vicende di chi sta ai margini o fuori della cosiddetta normalità si può desumere l’anima di una città e di chi la abita. E non solo, e magari anche più di questo: un simile repertorio, così impostato, con episodi veri e inventati di “matti” che si alternano a episodi che hanno avuto dei protagonisti “normali” che, per un motivo o per l’altro, hanno smarrito temporaneamente la logica e il senno, ci costringe a confrontarci il concetto stesso di normalità e con tutte le sue possibili sfumature.

Insomma: era matto l’Uomo Busta, che andava in giro con buste di plastica di ogni colore che non contenevano altro se non innumerevoli altre buste di plastica, o quel Presidente di Regione che, appena eletto, aveva letto il discorso di insediamento del suo collega lombardo e parlato di «undici province sarde»? Era matta la profetessa che diceva a tutti i ragazzini, immancabilmente, «Morirai giovane tra atroci sofferenze. Questa sarà l’ultima giornata di sole che vedrai», o quel tale che licenziò l’allenatore della squadra di cui era proprietario perché aveva mangiato una spigola da quattro chili, invocando per giunta la «giusta causa»?

Il dubbio, legittimo, resta. E resta, per chi vive in una città che ancora non ha il suo repertorio dei matti, il desiderio di averne presto uno: per porsi qualche interrogativo in più, e soprattutto comprendere meglio l’aria che tira attorno.

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