Al Teatro Ferroviario tre giorni con “Coppelia”
Dopo la prima regionale lo spettacolo della Botte e il Cilindro in replica da venerdì a domenica
SASSARI. Al Teatro Ferroviario ancora tre giorni con “Coppelia. Le grandi storie del Natale”, con testi di Consuelo Pittalis per la regia di Pier Paolo Conconi, che dopo il grande successo del debutto in prima regionale replica da venerdì a domenica sempre con inizio alle 18.
Nel tradizionale spettacolo natalizio per le famiglie la compagnia La Botte e il Cilindro quest’anno ha fatto una scelta coraggiosa, con una storia ancora legata ad una delle trame più note del balletto classico, ma con un’atmosfera diversa dai classici natalizi. Un’interpretazione dal sapore steampunk che restituisce bene le atmosfere gotiche e fantastiche volute dal musicista Léo Delibes che si ispirò al racconto di Hoffmann “L’uomo della sabbia” e alla figura di Coppelia, merito anche degli straordinari costumi e delle scene di Luisella Conti e Nadia Imperio.
La regia di Conconi propone un perfetto incastro tra quadri coreografici – curati da Alice Friggia – e teatro con delle trovate sceniche degne di un palcoscenico più ampio. Il semplice ma sapiente utilizzo delle luci – di Paolo Palitta – e dei fondali – con la scenotecnica di Michele Grandi – accompagna il pubblico dei piccoli nella narrazione sospesa tra la suspence e la favola.
Consuelo Pittalis interpreta in maniera poetica e straniante il ruolo non facile di Coppelia; la bambola meccanica. Stefano Chessa è lo stentoreo Coppelius: un po’scienziato e un po’ burattinaio che riempie il palco con la sua fisicità, mettendo in risalto la delicatezza meccanica della sua bambola Coppelia.
Il giovane Nathaniel (Luisella Conti) e la sua fidanzata, Swanilda (Alice Friggia), sono la coppia che incarna con sapienza i personaggi in pericolo, come il loro amore, che dovranno sfuggire ai mostruosi progetti di Coppelius. Recitazione chiara e precisa delle due attrici che si misurano bene anche nei passi di danza. La sempre bravissima Nadia Imperio è la voce narrante, delicato filo che lega con precisione i quadri del balletto con la narrazione teatrale. L’invenzione delle ballerine robot, con Marta Pala, scandisce i tempi di un carillon delicato e inquietante. Il laboratorio di Coppelius è come l’antro di un orologiaio oscuro e misterioso sottolineato dall’originale scelta delle musiche tecno – la fonica è di Stefano Pinna – che accompagnano il pubblico, tra un sospiro e una risata, verso un sorprendente lieto fine che ha meritato l’applauso in tutte le repliche. (p.c.)
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