«Il suo impegno per la lingua sarda»
Diego Corraine ricorda lo studioso: «Difese i vantaggi dell’educazione bilingue»
NUORO. Avevo conosciuto Tullio De Mauro nel luglio del 1974 a Trieste in occasione della Prima Conferenza internazionale sulle Minoranze, a Trieste, in cui avevo presentato, giovanissimo, il mio primo rapporto sulla condizione della lingua sarda e sul suo futuro. L’avevo incontrato poi a Sassari e Cagliari in occasione di altri appuntamenti a sostegno della lingua sarda e delle altre lingue, finalmente riconosciute nella legge 482 del 1999, in attuazione dell’art. 6 della Costituzione italiana. De Mauro aveva via via creduto nella nostra battaglia per l’ufficialità del sardo, soprattutto dentro il mondo accademico, dove il sostegno per il sardo, era tiepido, allora come oggi, salvo rare eccezioni. Nel 1992 aveva volentieri aderito a una mia richiesta di scrivere una presentazione al libro pubblicato in traduzione italiana da Insula-Papiros, “Educazione e Bilinguismo”, un utilissimo rapporto scritto per l’Unesco dal catalano Miguel Siguán e dal canadese William F. Mackey. In essa, De Mauro difendeva i vantaggi e i pregi delle educazione bilingue, di cui la scuola è veicolo fondamentale. Senza dimenticare che la prospettiva del bilinguismo sardo-italiano è una questione essenzialmente sociale e politica.
Perché, solo a volerlo, tutte le lingue sono capaci di vivere la modernità, con la difesa delle parole patrimoniali e l’acquisizione delle terminologie tecniche necessarie. Compreso il sardo. L’ultima volta che l’ho incontrato è stato il 29 ottobre 2011, a Udine, in occasione della presentazione della versione cartacea del Grande dizionario bilingue italiano-friulano, di cui De Mauro è stato padrino. Infatti, grazie al suo ideatore e curatore friulano Adriano Ceschia, il dizionario friulano seguiva le linee e il metodo del “Grande Dizionario Italiano dell’Uso” demauriano. Gli avevo tributato la mia stima per il suo lavoro teorico e il GDIU, cui mi sono sempre ispirato, al pari degli amici friulani. E gli avevo chiesto sostegno al mio lavoro lessicografico per la redazione di un dizionario italiano-sardo che avevo presentato pubblicamente in quella occasione. Come sempre, aveva dimostrato tutta la sua disponibilità ed appoggio.
Credo che De Mauro, pur battendosi per la diversità linguistica in generale, avesse una predilezione per il lavoro di sardi e friulani in favore dei progressi delle rispettive lingue e della loro ufficialità piena. Di tutto ciò dobbiamo essergli riconoscenti, continuando la nostra opera per l’unità del sardo e la sua presenza orale scritta in ogni ambito e uso.
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