La Nuova Sardegna

«Inferno Novecento» il mondo moderno secondo Riondino

L’attore in tour nell’isola con il lavoro su “vizi e virtù dell’Italia” Spettacoli oggi ad Arzachena, poi Paulilatino e Ozieri

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SASSARI. Poesia, musica, cronaca giornalistica ed endecasillabi danteschi sono gli ingredienti di “Inferno Novecento”, spettacolo di Federico Tiezzi e Fabrizio Sinisi in tournée in Sardegna all’interno del cartellone Cedac. Il primo appuntamento è questa sera all’Auditorium di Arzachena, in replica martedì nel Padiglione Tamuli di Macomer, mercoledì 11 al Teatro Grazia Deledda di Paulilatino e infine giovedì 12 al Teatro Fallaci di Ozieri, sempre alle 21. Sul palco Sandro Lombardi e David Riondino propongono un gioco di specchi tra i personaggi della Commedia dantesca e alcune figure iconiche del ventesimo secolo.

Riondino nasce artisticamente con la generazione dei cantautori degli anni Settanta. Giovanissimo debutta al teatro Zelig di Milano e comincia un percorso professionale che lo porta ad esplorare quasi tutte le forme di comunicazione. Diventando anche un noto volto televisivo in programmi cult degli anni ’90. «Con questo progetto su Dante mettiamo a confronto umane passioni, vizi e virtù dell'Italia dell'età dei Comuni – dice Riondino – e di oggi offrendo nuove chiavi di lettura della Commedia e svelandone la potenza allegorica e il significato universale in rapporto all’attualità. Qualche esempio? Paolo e Francesca, vinti da “Amor, ch’a nullo amato amar perdona”, trovano una corrispondenza nella vicenda di Lady Diana e Dodi Al Fayed sino al tragico epilogo cantato dai tabloid. Il suicida Pier delle Vigne si raffronta con Marilyn Monroe, mentre Pier Paolo Pasolini si rivela moderno erede di Ulisse con identica brama di conoscenza e analoga tragica fine. La formula che adottiamo è quella della lettura a due voci nell’accostamento tra la lingua di Dante e gli articoli di Aldo Cazzullo, Oriana Fallaci, Rossana Rossanda, Fernanda Pivano e Giovanni Grazzini».

Spesso la poesia è stata data per morta. Dove sopravvive oggi?

«La poesia è ovunque ma bisogna esercitarsi a vederla, è qualcosa che rimane oltre il momento passeggero bisogna saperla cogliere. Per riuscire in questo bisogna vivere un particolare stato fisico e mentale che è quello dell’innamoramento. Anche Dante racconta un viaggio in cui è trascinato dall’amore per Beatrice. Un viaggio poetico in cui sono protagoniste le passioni umane».

In Sardegna ancora oggi si disputano gare di poesia.

«Sì, conosco la tradizione dei poeti improvvisatori sardi. È affascinante. Resto sempre stupito dalla capacità di trasformare il mondo in versi. In particolare i poeti sardi hanno una sensibilità direi virgiliana nel rapporto con la natura, una forma di poesia presente in pochi posti al mondo».

Nel suo lavoro ha sempre cercato nuovi linguaggi espressivi dove la sta portando oggi questa ricerca?

«Da pochi giorni è uscito un cd, “Bocca baciata non perde ventura anzi rinnova come fa la luna”, che mette in musica le novelle del Boccaccio. Ogni episodio del Decamerone diventa una puntata, un esercizio di trasposizione».

La vedremo di nuovo in tv?

«Ho lavorato in passato per la Rai all’epoca in cui si sapeva chi comandava. Ora c’è un po’ di confusione, non si sa bene chi decide, i nomi e le rispettive poltrone cambiano spesso e quindi manca anche la volontà di programmare. Credo comunque che la televisione sia stata in parte sostituita dal web, molti progetti, molte idee viaggiano e si diffondono ormai nella rete».

Proprio sul web ha pubblicato – ispirata a Matteo Renzi – l’epopea di Gongolo, un venditore di pentole che vaga per la campagna (referendaria). A quando le nuove puntate?

«Dopo i risultati del referendum era necessario terminare provvisoriamente il ciclo, che si chiude così: “Si era messo da solo alla sua gogna, senza che nessuno l’avesse proposto, E pianse. E il suo pianto somigliò al pianto di chi perde al talent show». Ma sono assolutamente certo che il personaggio si rinnoverà e ci darà altri innumerevoli spunti di epica narrazione».

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