La Nuova Sardegna

Nell’aprile del 2008 l’ultimo viaggio nell’isola

Nell’aprile del 2008 l’ultimo viaggio nell’isola

Aveva preso parte alla presentazione della Digital Library e assistito alla sfilata di Sant’Efisio

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CAGLIARI. A Cagliari era tornata a fine aprile del 2008 per la presentazione, nella sala settecentesca dell'università, di Sardegna Digital Library col presidente della Regione dell'epoca Renato Soru («mi aveva colpito la precisione del suo linguaggio, politico-telematico-informatico allo stesso tempo»). Clara Gallini aveva partecipato, qualche giorno dopo, alla sfilata dei costumi di Sant'Efisio: «Le donne, le ragazze non avevano quell'austerità regale che le segnava nel passato, mi sembrava quasi che partecipassero non a un rito antico ma una passeggiata».

Alla Nuova Sardegna aveva rilasciato una lunga intervista. Lei aveva scelto il luogo, il Caffè Genovese di piazza San Cosimo «per rivedere l'antico specchio Talamone, quel caffè di Pippo Rivara era uno dei miei luoghi preferiti quando era sotto il Bastione di Saint Remy». Assente da quasi trent'anni dall'Isola ne aveva potuto tracciare differenze e cambiamenti: «Mi chiamano in Sardegna come fossi un reperto storico che è ormai inglobato nell'identità sarda. La Sardegna di oggi è fatta di maggiori aperture rispetto al passato. Ieri, se non eri sardo, non eri legittimato a parlare della Sardegna, il lavoro di assorbimento e legittimazione degli esterni è stato molto ampio e aperto. Nella fine della chiusura verso lo straniero vedo i tratti di una forte crescita civile. Negli anni Settanta l'identità era tema riservato a poche persone. Certo: vedo anche intellettuali interessati all'identità perché dà posti di lavoro. La Sardegna, comunque, ha un consumo dell'identità che vede il convergere di diversi soggetti».

E aveva aggiunto: «Sono cattiva: mi chiedo se l'identità non possa, per alcuni, diventare un business, nel bene e nel male». Le era stato chiesto di parlare di alcuni autori sardi. Non aveva avuto dubbi: «Resto fedele a Giulio Angioni, a L'oro di Fraus, un capolavoro, antropologia e letteratura fanno un tutt'uno, Angioni in questo modo di scrivere è un gigante». Alla domanda sui “sardi che ricorda maggiormente” aveva risposto: «Sicuramente la finezza di Umberto Cardia, l'ironia di Sebastiano Dessanay, il sardista federalista Piero Soggiu, uno degli intellettuali più profondi e meno capiti. Ricordo il fotografo Virgilio Lai. E poi il più grande giornalista sardo, Peppino Fiori». (g.m.)

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