Ermal Meta: «Il mio canto contro la violenza»
L’italoalbanese, autore affermato di testi, in gara al Festival tra i Big col brano “Vietato morire”
ROMA. L'anno scorso il festival gli consegnò un terzo posto nelle Nuove Proposte, ma Sanremo 2016, in realtà, ad Ermal Meta, ha consegnato molto di più: la fiducia di Carlo Conti, che quest'anno lo ha chiamato tra i 22 Big . Un salto di qualità, e di notorietà, che però non sembra intimidire il cantautore di origini albanesi, che scrive per sé ma confeziona anche successi per gli artisti più affermati del panorama italiano, da Marco Mengoni a Francesco Renga, da Emma ad Annalisa, passando per Patty Pravo, Francesco Sarcina, Lorenzo Fragola, Francesca Michielin.
«È vero sono un autore affermato e non ho bisogno di andare a Sanremo per dimostrare che so scrivere - ammette e si capisce che è uno che non si tira indietro davanti al confronto -, ma non lo sono come cantante. E poi, se va una che non ha bisogno di dimostrare nulla come Fiorella Mannoia, perché non dovrei andare io?». E non si può certo dire che per il festival abbia voluto vincere facile, anzi. Con “Vietato Morire” ha scelto un argomento duro, impegnato e impegnativo. Quello della violenza. Sulle donne, sui bambini, sugli esseri umani, perché, come recita un verso: “L'amore non colpisce in faccia mai”. Violenza che è anche racconto autobiografico. «Non è solo la mia storia, di chi è più fortunato nel poterla raccontare. Ma è un tema attuale e quello che vorrei è che diventasse passato remoto. La canzone è un inno alla vita, ma la mia non è ostinata e ostentata positività: la vita va guardata in faccia, in avanti non indietro. Il cambiamento dipende da noi: ognuno deve dare quello che vuole venga restituito. Già in lizza per il Premio della Critica, Meta tira dritto per la sua strada. «Per me il festival di Sanremo non è una gara: se si parla di musica non si può parlare di gara. È come scavare nell'acqua. Impossibile!». Più che alla ricerca di consenso e popolarità, dice, punta «a raccontare con verità. È quello che mi guida». . Nessuna strizzatina d'occhio al pubblico neppure per la scelta della cover nella tradizionale serata del giovedì dedicata alla storia della canzone italiana: Domenico Modugno con “Amara Terra mia”. «Non mi interessa il consenso, ma il messaggio. Amara Terra mia è dedicato a tutti quelli che piangono con e per la propria terra. Un brano strettamente legato ai flussi migratori», spiega Ermal che a 13 anni lasciò l'Albania per l'Italia.
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