La Nuova Sardegna

Intervista con Silvia Napolitano, sceneggiatrice dei “Bastardi di Pizzofalcone”

di Fabio Canessa
Intervista con Silvia Napolitano, sceneggiatrice dei “Bastardi di Pizzofalcone”

«Stiamo lavorando per riportare alla Maddalena il Premio Solinas, è la sua casa naturale»

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SASSARI. Film noti come “Giulia e Giulia” e serie tv di successo come “I bastardi di Pizzofalcone”, in onda in queste settimane su Raiuno. Silvia Napolitano è tra le sceneggiatrici coinvolte nel “Cantiere delle storie”, progetto creativo guidato dall’Università di Sassari e dal Premio Solinas. Attraverso un percorso di formazione articolato, che mette intorno allo stesso tavolo studenti di architettura e cinema con sceneggiatori e architetti, il “Cantiere delle storie” vuole proporre idee progettuali per la realizzazione di un Centro di alta formazione per il cinema e l’audiovisivo nell’arcipelago della Maddalena. Progetto legato anche al ritorno del Premio Solinas nella stessa Maddalena, l'isola di Franco Solinas. Il filone dedicato alla scrittura cinematografica creativa ha già vissuto importanti momenti nelle Università di Sassari, Cagliari e Tor Vergata con i laboratori guidati dai docenti di cinematografia dei tre atenei, Lucia Cardone, Antioco Floris, Giovanni Spagnoletti e tenuti da sceneggiatori con alle spalle diversi lavori per il cinema e la televisione. Tra questi appunto Silvia Napolitano che ha seguito gli studenti di Sassari. «Un'esperienza – racconta Silvia Napolitano – molto interessante e produttiva. I ragazzi hanno portato degli spunti e abbiamo lavorato su questi sia individualmente sia con discussioni collettive, alternando queste fase ad alcune spiegazioni teoriche sul lavoro di scrittura. L'obiettivo è arrivare alla sceneggiatura completa di un corto».

Una bella esperienza per i ragazzi con una professionista come lei. Tra i suoi lavori recenti c'è la serie tv “I bastardi di Pizzofalcone” che sta ottenendo ottimi risultati. Com'è stato adattare i romanzi di Maurizio De Giovanni?

«È stato bello lavorare all'adattamento, ma anche e soprattutto costruire nuove storie. Perché siamo partiti con tre libri e tre storie da inventare. I due romanzi più recenti della serie non sono rientrati in questa stagione».

La serie continuerà?

«Penso di sì, anche perché sta andando molto bene».

Anche De Giovanni ha partecipato attivamente alla stesura della sceneggiatura?

«Maurizio è straordinario, un vulcano. Abbiamo fatto un ping pong continuo. In particolare nelle storie da inventare ci confrontavamo ripetutamente con lui. Prima sui soggetti, poi sulle scalette e sulla fase finale».

Ma rispetto al cinema, com'è lavorare a una serie tv per uno sceneggiatore?

«È completamente diverso. A me piace molto lavorare su una serie perché ti dà la possibilità del romanzo lungo. Poi dipende, ci sono serie come questa che hanno la storia verticale, puntata per puntata, e una storia orizzontale che si concentra sulla vita dei vari personaggi, il loro privato. Aspetto quest'ultimo molto importante nei romanzi di De Giovanni che abbiamo mantenuto anche nella serie tv».

Tra i personaggi principali c'è il magistrato sardo Laura Piras, interpretata da Carolina Crescentini.

«Quando scriviamo non sappiamo chi andrà poi a interpretare il personaggio. Abbiamo lavorato quindi sulla Laura Piras che c'è nei libri, dove forse si sente di più la sardità del personaggio. Carolina Crescentini ha aggiunto un elemento anche un po' imprevisto, perché fisicamente è diversa. C'è sempre quando si lavora a una sceneggiatura questa doppia fase: quella sul lavoro del personaggio, in questo caso già ben delineato nel libro e poi c'è l'apporto dell'attore che aggiunge sempre qualcosa, porta anche dei cambiamenti. Lo stesso discorso si può fare con Alessandro Gassman, anche se forse lui è più corrispondente al personaggio, all'ispettore Lojacono».

Sempre a proposito di Sardegna, ha anche collaborato alla sceneggiatura di “Era d'estate”, il film su Falcone e Borsellino all'Asinara di Fiorella Infascelli.

«Un bellissimo lavoro. Il film l'ha scritto Fiorella con Antonio Leotti, io ho solo collaborato come consulente, partecipato a un po' di riunioni durante la fase di scrittura».

E del progetto per far ritornare alla Maddalena il Premio Solinas cosa ne pensa?

«È un obiettivo di tutti. Io credo di stare nella giuria dei soggetti da quando si è formata e da anni speriamo di tornare sull'isola. È la casa del Premio Solinas che ha l'imprinting sardo».

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