Al Vecchio Mulino il jazz di Sanna Passino e Peghin
SASSARI. Domani alle 18 al Vecchio Mulino, in via Frigaglia 5, per il ciclo “A tu per tu con l'Artista” serata musicale con Marcello Peghin e Giovanni Sanna Passino che presenteranno il nuovo album...
SASSARI. Domani alle 18 al Vecchio Mulino, in via Frigaglia 5, per il ciclo “A tu per tu con l'Artista” serata musicale con Marcello Peghin e Giovanni Sanna Passino che presenteranno il nuovo album intitolato “Oltre il confine”.
Il lavoro è anche un omaggio allo scrittore americano Cormac McCarthy e il disco è «per chi non si ferma al primo autogrill ma per chi ha la mente fresca del viaggiatore non quella pigra e impiegatizia del turista». E così, senza proporsi una meta precisa, si sono incontrati Giovanni Sanna Passino (tromba) e Marcello Peghin (chitarra baritono). Solo per suonare insieme. Non c'era un percorso segnato o uno scopo da raggiungere. L'obbiettivo non era una meta, solo il viaggio e la scoperta di sonorità non predeterminate. Il disco è registrato in presa diretta, i due attaccano il registratore e via, prima la tromba, immediatamente dopo la chitarra. Non ci sono prove né ripensamenti, come se la musica sgorgasse da una sorgente sonora segreta. I brani (tutti composti da Sanna Passino e Peghin) si susseguono dolcemente con cambiamenti di atmosfera che diventano, via via, notturni e melanconici, romantici e solari.
E nel caleidoscopio delle variazioni assapori i guizzi blues o mediterranei della chitarra che si coniugano o si infrangono nella lacerante poesia della tromba. Che bellezza brani come “Altre visioni” o “Silk” fino alla vertigine di “Black eyes” (scritto a suo tempo da Wayne Shorter e da molti conosciuto nella versione dolente di Chet Baker) di cui il duo ci regala una struggente versione di inarrivabile poesia.
In tutto nove brani di un disco da ascoltare e riascoltare, senza mai stancarsi. I suoni seguono un gioco mentale che si fa musica all'istante, in un labirinto improvvisativo che porta i due fuori da territori conosciuti e rassicuranti, “Oltre il confine”, appunto, come racconta il titolo dell'album.
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