La Nuova Sardegna

Il diario di un voyeur Antropologia dell’erotismo

L’ultimo lavoro di Gay Talese tratto dagli appunti di un gestore di motel Trent’anni di incontri spiati che raccontano come è cambiato il sesso

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“Motel Voyeur” di Gay Talese (Rizzoli, 208 pagine, 19 euro) è un libro sensazionale. Lo è molto di più per quello che racconta, considerato anche che si tratta di una storia vera, e per le riflessioni che è in grado di suscitare, andando in questo probabilmente ben oltre le intenzioni del suo autore, che per il modo (opinabile) in cui racconta: ma è questo uno di quei casi in cui il contenuto eccede a tal punto la forma, che sui modi e sulle forme si può sorvolare senza rimpianti. È il 1980, Talese sta per lanciare il suo nuovo e attesissimo libro, un reportage sull’erotismo e sulla sessualità nella società americana, quando un anonimo lo contatta per lettera dicendogli di avere una gran mole di materiale che potrebbe arricchire il suo lavoro.

Vien così fuori che Gerald Foos, questo il suo nome, ha comprato nel 1966 un motel alla periferia di Denver allo scopo di soddisfare la perversione che lo possiede da quando è ragazzino, quella del voyeurismo. Come? Fabbricando delle piccole grate che sembrano condotti d’aerazione e sistemandole nel soffitto delle camere, e poi costruendo un vero e proprio osservatorio nella capiente soffitta dell’edificio, sicuro senza possibilità d’errore di poter vedere ma di non essere visto. Nei primi quattordici anni di attività, Foos ha tenuto un diario dettagliato di tutto ciò a cui ha assistito: non si è limitato però, come si potrebbe pensare, a descrivere atti sessuali, ma ha condotto una sorta di vero e proprio studio sulle abitudini degli americani che riflette, né più né meno, i cambiamenti della società del tempo.

Eccolo registrare un numero crescente di coppie interrazziali in corrispondenza della liberazione sessuale; essere testimone diretto delle disastrose conseguenze della guerra in Vietnam, quando vede dei reduci menomati cercare di tornare a una vita normale anche attraverso il sesso con mogli e fidanzate, il più delle volte non riuscendoci; elaborare statistiche su gusti, fantasie, incomunicabilità tra partner, che lo portano a trarre delle conclusioni, talvolta ingenue ma non per questo meno interessanti, sulla natura umana tutta. L’uomo terminerà la sua carriera di voyeur (e sociologo, e antropologo, e diarista) dopo circa trent’anni, e appena pochi anni fa, ormai ottantenne, ha acconsentito a che Talese raccontasse la sua vicenda. Smettere di leggere “Motel Voyeur” una volta che lo si è iniziato è pressoché impossibile: e la riprovazione che si può (eventualmente) sentire verso il protagonista si scioglie come neve al sole davanti alla semplice constatazione che, in fondo, quest’uomo ha realizzato il sogno di tutti.

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