“Raffiche”, se la rivoluzione è gender
In scena al T Hotel di Cagliari il nuovo spettacolo della compagnia Motus
CAGLIARI. TRANS, scrive una delle componenti del gruppo femminile delle Raffiche, completando sulla parete la T iniziale dell’hotel. Trans-teatro, innanzitutto: scena come impossibilità di rappresentare e allo stesso tempo spazio in cui attraverso il teatro far affluire e interagire stereotipi di genere, teorie rivoluzionarie e ribellioni individuali, gabbie imposte dalla società dell’apparire e del dover essere, tra estrogeni e viagra, in una disperata ma ineludibile ricerca di identità. E se il termine anglosassone gender è nato per indicare i modi plurimi e complessi in cui le differenze tra i sessi acquistano significato in un contesto sociale, “Raffiche”, lo spettacolo per suite d’hotel portato dai Motus a Cagliari con Sardegna Teatro, si propone come cornice per osservare come prendono significato in un contesto teatrale le differenze di genere.
Sfatata l’idea, paventata da alcuni, di entrare in uno di quei meccanismi esperienziali in cui il pubblico è agito all’interno della scena, lo spettacolo – alla sua terza tappa, dopo il Carlton di Bologna e il Grand Hotel di Rimini – si è rivelato, anche nella suite del T Hotel che l’ha ospitata sino a ieri, una complessa e nitida operazione drammaturgica, che procede da un divieto internazionale e da un precedente storico della compagnia. Entrambi legati a “Splendid’s”, la pièce di Jean Genet pubblicata postuma – sette banditi più un agente passato dalla loro parte che, sequestrato e ucciso un ostaggio in un hotel di lusso, vivono le ore della resa dei conti – che i Motus, sempre con la regia di Enrico Casagrande e Daniela Nicolò, portarono in scena nel 2002.
Insieme all’epopea dei fuorilegge, alla disperazione, al tradimento, omosessualità e travestimento, temi cari a Genet, in questa intenzione di ripresa – a partire dal divieto nei copyright di cambiare il sesso dei personaggi – ecco invece nascere “Raffiche”, titolo del testo originale di Magdalena Barile e Luca Scarlini ispirato a Genet, e della banda di rivoluzionarie col mitra, che con la passione, la generosità e l’energia di Silvia Calderoni, Ilenia Caleo, Sylvia De Fanti, Federica Fracassi, Ondina Quadri, Alexia Sarantopoulou, I-Chen Zuffellato e Emanuela Villagrossi danno vita ad un nuovo punto di vista, che, in una situazione estrema e con relazioni estreme mescola maschile e femminile, rifiutando una divisione di default, inadatta a restituire la complessità attuale.
Alle parole di Genet si sostituisce quindi un dialogo composto di raffiche di parole e pulsioni, di citazioni e parole chiave, scardinamenti e cortocircuiti di opposizioni. Cosmetica ed estetica, lealtà e tradimento di valori, gesto dimostrativo e azione rivoluzionaria, forza e fragilità, cultura pop e pensieri filosofici. Così anche nell’azione, che si concentra dentro il clima gangster movie e nelle coreografie stranianti, e nello stesso tempo verso il fuori. Fuori dall’hotel, nella società, nel mondo. Dove l’ostaggio impersonato dal capo della banda, questo simulacro salutato in modo divistico dalla folla, golem non morto né vivo, non femmina né maschio, sarà inevitabilmente abbattuto con l’ultima raffica, prima della capitolazione.
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