La Nuova Sardegna

«Interpreto un gay contro tutti i pregiudizi»

di Monica De Murtas
«Interpreto un gay contro tutti i pregiudizi»

Luca Zingaretti attore e regista domani al Massimo con “The Pride”: il coraggio di mettersi in gioco anche negli affetti

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SASSARI. Prosegue al Teatro Massimo di Cagliari la stagione di prosa Cedac con una pièce dal testo enigmatico e crudo “The Pride” di Alexi Kaye Campbell. Protagonista, regista e produttore Luca Zingaretti, alla sua terza regia teatrale, amatissimo dal grande pubblico anche per la sua interpretazione del commissario Montalbano nella fortunata serie. Lo spettacolo debutta domani alle 20.30 con repliche fino a domenica 19 febbraio. L’opera affronta argomenti cruciali attraverso due storie parallele, apparentemente indipendenti l’una dall’altra, ma che si riveleranno invece strettamente legate dai fili invisibili del caso, o del destino, tra drammi privati e segrete inquietudini oltre la facciata di una raggiunta serenità e stabilità, di un apparente equilibrio nell’arduo gioco delle passioni.

In una sorta di montaggio incrociato cinematografico, il racconto si snoda su due linee narrative: due coppie allo specchio, alle prese con i problemi del quotidiano, le gioie e i fallimenti, le delusioni, il disamore, la paura profonda e inconfessabile della felicità. “The Pride” esplora temi come il destino, l’amore, la fedeltà e il perdono. La fortunata pièce del drammaturgo britannico di origine greca Alexi Kaye Campbell riguarda il presente, la difficoltà delle relazioni, la superficialità e il dubbio sull’effettiva volontà di mettersi in gioco fino in fondo o accontentarsi di rapporti effimeri e superficiali.

«Ho voluto realizzarlo contro tutto e tutti – dice Luca Zingaretti – In tanti me lo hanno sconsigliato per i temi affrontati, per il linguaggio aggressivo, ma ho voluto farlo comunque. Fare il regista mi ha aiutato anche a mettere da parte il mio ego di attore. Non interpreto il personaggio principale, non ero adatto per quel ruolo».

Cosa in particolare in questo testo l’ha conquistata?

«E’ un testo bellissimo, una scrittura potente che parla di identità che porta a chiederci, chi siamo veramente, cosa vogliamo dalla vita e se saremo in grado di raggiungere i nostri obiettivi. Ma soprattutto è una storia che parla d’amore e affrontare oggi questo tema circondati dall’orrore delle guerre in corso, del terrorismo, della desertificazione, dall’emergenza ecologica, dalla crisi economica mi sembra rivoluzionario».

Torniamo indietro al “chi sono e cosa voglio” lei si è mai posto questa domanda?

«Tutti i giorni mi faccio questa domanda, dovremmo farlo tutti. Bisogna avere il coraggio di guardarsi allo specchio e capire se si è diventati quello che si sperava. A volte la risposta è negativa e allora bisogna lavorarci su».

Il testo parla anche di pregiudizi, omosessualità, ipocrisia, lei nella storia interpreta un gay. Una scelta coraggiosa per un attore molto apprezzato dal pubblico femminile.

«Mentirei se dicessi il contrario, si ho avuto coraggio. Anche perché ovviamente tutti mi sconsigliavano vivamente di interpretare questo ruolo ma io sono piuttosto testardo e sono andato fino in fondo. Credo di aver fatto bene anche perché un attore deve poter fare anche delle scelte artistiche. Non si può essere sempre coerenti con un personaggio per paura di non piacere al pubblico».

Il testo originale è molto diretto una pièce da teatro off inglese. La sua lettura riprende questo stile?

«Assolutamente sì non avrebbe avuto senso edulcorare il testo, il messaggio arriva per lo stile in cui è stato scritto. Alcune scene sono molto dirette, alcuni testi crudi ma non c’è mai volgarità gratuita, ogni elemento è coerente al fine narrativo, ed è mirato a condurre ad una riflessione.

Chi guarda lo spettacolo non va via scandalizzato o contrariato ma viceversa rassicurato e allegro, pieno di energia positiva».

Un successo confermato anche al botteghino.

«Sì abbiamo riempito i teatri ovunque in Italia segno che il pubblico oltre ai grandi classici apprezza anche le nuove drammaturgie. Credo che soprattutto i più giovani abbiano voglia di vedere storie che raccontano il presente nelle quali ci si può rispecchiare. Si può ritrovare un pezzo di se stessi e uno spunto di riflessione».

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