Al Museo Man l’universo di Berenice Abbott
Da venerdì a Nuoro una mostra antologica dedicata alla controversa fotografa statunitense
NUORO. Inaugura venerdì al Man la prima mostra antologica in Italia dedicata a Berenice Abbott, una delle più originali e controverse protagoniste della storia fotografica del Novecento. Terzo appuntamento di un grande ciclo dedicato alla street photography, la mostra, a cura di Anne Morin, presenta, per la prima volta in Italia, una selezione di ottantadue stampe originali realizzate tra la metà degli anni Venti e i primi anni Sessanta. Suddivisa in tre macrosezioni (Ritratti, New York e Fotografie scientifiche ) la mostra restituisce il grande talento di Berenice Abbott e fornisce un quadro generale della sua variegata attività.
Nata a Springfield, in Ohio, nel 1898, Berenice Abbott si trasferisce a New York nel 1918 per studiare scultura. Qui entra in contatto con Marcel Duchamp e con Man Ray, esponenti di punta del movimento dada. Con Man Ray, in particolare, stringe un rapporto di amicizia che la spingerà a seguirlo a Parigi e a lavorare come sua assistente tra il 1923 e il 1926.Sono di questo periodo i primi ritratti fotografici dedicati ai maggiori protagonisti dell’avanguardia artistica e letteraria europea, da Jean Cocteau, a James Joice, da Max Ernst ad André Gide. Ritratti che, secondo molti interpreti , costituiscono il canale espressivo attraverso il quale Berenice Abbott (lesbica dichiarata, in un’epoca ancora lontana dall’accettare l’omosessualità femminile) racconta la propria dimensione sessuale. Allontanatasi dallo studio di Man Ray per aprire il proprio laboratorio di fotografia, frequentato da un circolo di intellettuali e artiste lesbiche come Jane Heap, Sylvia Beach, Eugene Murat, Janet Flanner, Djuna Barnes, Betty Parson, già nel 1926 Abbott espone i propri ritratti nella galleria “Le Sacre du Printemps”. È in questo momento che entra in contatto con il fotografo francese Eugène Atget, conosciuto per le immagini delle strade di Parigi, volte a catturare la scomparsa della città storica e le mutazioni nel paesaggio urbano.
Per Abbott è un punto di svolta. La fotografa decide di abbandonare la ricerca portata avanti fino a quel momento e di fare propria la poetica del negletto Atget (del quale, alla morte, acquisterà gran parte dell’archivio, facendolo conoscere in Europa e negli Stati Uniti) dedicandosi, da quel momento in poi, al racconto della metropoli di New York.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google
