Parole e simboli, alle origini del femminicidio
Una ricerca curata da un team di sociologi: anche in Sardegna i casi sono in aumento
CAGLIARI. C’è solo da augurarsi che mentre leggiamo non ci siano nuove tracce rosse di quelle cronache chiamate “femminicidi”. Perché è diventato un dramma quotidiano italiano. Tra il 2000 – anno record con 199 donne uccise – e il 2016, le donne vittime di omicidio in Italia sono state oltre 2.800, un numero tale da connotare il fenomeno «come un fenomeno di carattere sociale», che ha coinvolto anche la Sardegna.
Che fare? Qualche mese prima di morire (il 19 gennaio di quest’anno) Nereide Rudas, scriveva: «Il muliericidio va combattuto e vinto attraverso il rafforzamento di tutto ciò che già è stato realizzato attraverso l’evoluzione giuridica, una maggiore attenzione, un maggiore ascolto, una maggiore protezione delle donne. Dobbiamo dire, però, che le donne, benché abbiano fatto un grande percorso in avanti, non hanno ancora raggiunto una reale parità. Questa disparità va superata. È l’impegno che dobbiamo consegnare alle generazioni future». Ed è anche per questo che oggi alle 18 il Centro di documentazione e studi delle donne di Cagliari le dedica, nella propria sede di via Falzarego 36, un incontro che è anche un omaggio.
Inizierà Anna Oppo, una delle sociologhe più affermate in Italia, prima cattedra a Urbino, poi in viale Fra’ Ignazio a Cagliari, adesso in pensione ma sempre fra i libri e le ricerche sociali. Sarà poi la volta di Sabrina Perra, professoressa associata di Sociologia economica, molto attenta alle dinamiche del femminismo. Per l’editore Guerini di Milano ha pubblicato nel 2011 “Forme e pratiche delle disuguaglinze sociali”; tre anni fa per Franco Angeli “Traformazioni del lavoro nella contemporaneità. Gli uomini nei lavori non maschili”. Ma è da anni che Perra si dedica a indagini e analisi del mondo femminile. E nel libro che oggi durante l’incontro in via Falzarego viene presentato – “Donne morte senza riposo”(Am&D Edizioni, 334 pagine, 26 euro)– è evidente la sua mano: «La vittima della violenza maschile è coartata in entrambe le forme di libertà in quanto in balìa del proprio carnefice. Non solo perde la possibilità di volere e di autodeterminmarsi, ma anche la possibilità di agire, perché è inceppata, preclusa, bloccata nelle sue azioni, a volte, anche minime». Ancora: «Le vittime della violenza estrema maschile sono costrette alla illibertà, situazione che emerge chiaramente e costantemente dai loro dolorosi racconti». Teoria, pratica e cronaca per esemplificare la storia drammartica che disegna un quadro estremo di illibertà: «Angelina è impedita di lavorare nel suo Paese ove è senza lavoro... Angelina viene chiusa in una casa con le sbarre alle finestre, insistentemente picchiata e, infine, obbligata a prostiruirsi». Il resto si sa. E si legge nelle prime pagine.
Il libro è una miniera, ricco di statistiche e di dati. Un intero capitolo –curato da Giuseppe Puggioni – è dedicato al «muliericidio in Sardegna dal 1996 al 2013». I dati vanno indietro di secoli perché ci vengono proposti cifre e percentuali sugli omicidi nella Sardegna centro-orientale dal 1600 al 1861. Anni e secoli bui. Nella sola diocesi d’Ogliastra e in alcuni paesi barbaricini (Dorgali, Fonni, Mamoiada, Oliena e Orgosolo) si contano1717 vittime, record a Orgosolo con 228 morti ammazzati, seguito dai 124 di Mamoiada, i 122 di Oliena, i 106 di Tertenia, gli 87 di Tortolì. In quei 261 anni, leggendo il libro dei morti delle parrocchie - sono 1036 (sottostimati) gli omicidi in Ogliastra e sono 589 (sempre sottostimati) gli «eventi omicidiari» nei paesi barbaricini.
E le donne? In Ogliastra ne erano state uccise 63, in Barbagia (in quei centri citati) 52. Nel libro si legge: «L’uccisione delle donne, esclusivamengte attribuibile a soggetti maschili, pur presente sin dal passato, costituiva una frazione marginale nell’intero fenemeno omicidiario». Oggi quelle tragedie non sono più marginali. Cronaca docet. Emergono anche i gradi parentela fra vittime e carnefici. Nei mulieridici il 50 per cento degli aguzzini sono stati «coniuge, ex coniuge o convivente», nel 25,5 per cento «amici, compagni di scuola, conoscenti, parenti», nel 15,7 si è trattato di «fidanzati, ex fidanzati, amanti». Dati e percentuali che si trovano nel libro. E fanno riflettere. Portano agli auspici di cui parlava Nereide Rudas: «Il mondo deve iniziare a parlare il più presto possibile con voce di donna».
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