Passione in danza con Anna Karenina
Il Balletto di Milano ha portato al Comunale di Sassari la tragedia di Lev Tolstoj
SASSARI. Uno dei più grandi capolavori della letteratura del XIX secolo Anna Karenina di Lev Tolstoj danza sulle musiche di Cajkovskij nella produzione originale del balletto di Milano realizzata dal coreografo estone Teey Kask. Il progetto ha debuttato in Sardegna al Comunale di Santa Teresa facendo tappa al Comunale di Sassari e all’Auditorium del Conservatorio di Cagliari all’interno della Stagione di Danza Cedac.
Nella lettura di Kask la lezione dei classici resta sempre in scena all’interno di una raffinata cornice in cui incastonare una vicenda umana senza tempo storico. Le musiche di Cajkovskij scelte da Kask (una melodia per ogni quadro) e le scenografie essenziali di Marco Pesta, impreziosite dalle proiezioni dei disegni di Marco Triaca, conducono lo spettatore nelle atmosfere della Russia aristocratica di metà ottocento. Ma non ci sono gabbie stilistiche né convenzioni da rispettare in questa versione di Anna Karenina in cui coreografie, costumi e linguaggio corporeo seguono le pulsioni indipendenti e coraggiose della protagonista.
La passione, la ribellione, l’anticonformismo di Anna Karenina, simbolo di una rivoluzione sociale ante litteram in contrasto con il perbenismo ipocrita e spietato dell’alta società Russa dell’epoca, sono disegnati con grande forza espressiva dalla gestualità ibrida delle coreografie di Kask: in cui danza classica e contemporanea diventano elemento unico. La raffinatezza di Anna e il suo portamento aristocratico danzano sulle punte del rigore tecnico e interpretativo nei primi quadri del balletto in cui la protagonista indossa gli abiti iconici dell’eroina letteraria e cinematografica che da sempre affascina pubblico e lettori. Ma l’amore sconvolge ogni cosa, ogni parametro, ogni convenzione. Anna si innamora di Vronskij, lascia il marito, rinuncia all’adorato figlio, totalmente invasa dalla passione abbandona saggezza, prudenza e rigore. In uno dei quadri più riusciti dello spettacolo la danza armoniosa di Karenina si fa ribelle, l’incedere lieve sulle punte diventa gesto indomito. Karenina scalcia, irrequieta mentre i suoi piedi abbandonano le scarpette per restare nudi e poter così carezzare, tastare il corpo dell’amante alla scoperta di un ignoto piacere tattile al quale abbandonarsi. I costumi estrosi di Federico Veratti sottolineano ulteriormente la metamorfosi del personaggio, diventando floreali, impalpabili nella fase della grande passione. Rosso sangue invece l’abito di Karenina nel finale drammatico in cui la donna rimasta sola e dilaniata emotivamente sceglie la via del suicidio. Raccontato in circa venti scene, con alcuni intensi passi a due e vivaci momenti corali, lo spettacolo segue una struttura drammaturgica parcellizzata che sebbene efficace a livello coreografico spesso interrompe tuttavia il filo narrativo, non consentendo allo spettatore un pieno coinvolgimento emotivo e un’immersione nella vicenda e nel suo tragico epilogo.
Alessia Campidori nel ruolo della protagonista riesce a districarsi con successo nell’interpretare le molteplici anime di Karenina e i sui cangianti linguaggi espressivi.
Sul palco anche Giulia Simontacchi, Alessandro Torrielli e Alessandro Orlando danno adeguata profondità ai rispettivi ruoli catturando l’attenzione del pubblico che ha applaudito con calore lo spettacolo.
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