Fuorisalone di Marras A Milano ricami di luce e profumi mediterranei
“Facciamo il punto” e “Mi illumino d’immenso” Banditi e vestaglie come lampade per un universo magico
di Angiola Bellu
MILANO
Aprile a Milano è tradizionalmente il mese del Salone Internazionale del Mobile che va in scena nei prestigiosi padiglioni di Rho Fiera. La città però è allegramente invasa dal popolo internazionale del Fuorisalone: turisti prevalentemente asiatici ed europei “design addicted” girano per una settimana e per 24 ore al giorno a caccia di eventi – a tema design – distribuiti in diverse zone della città.
La Milano Design Week è imperdibile per chi ama il disegno applicato a qualunque settore produttivo, sia esso industriale o artigianale. Il fascino del Fuorisalone sta nella sua natura anarchica: non è gestito infatti da alcun organo istituzionale.
Dal punto ai pois. Antonio Marras non ha forse resistito a questo richiamo di libertà e ha trasformato per l’occasione la sua fucina milanese “NonostanteMarras” nell’esposizione artistica “Facciamo il Punto”: «Si parte dal mio lavoro sul punto, sui pois, sui fili». Ci racconta. Il contributo dell’artista algherese al Fuorisalone riflette sul punto e sulla sua forza semantica. Si tratti di punto al ricamo, del punto musicale, del pois...o semplicemente del “fare il punto”. «Il punto è per me il punto di partenza e non si arriva mai». Così ci spiega Marras, il cui studio artistico sul punto ha coinvolto diversi artisti; da Lucia Pescador a Claudia Losi, da Franko B a Tonino Serra. La mostra sul punto investe completamente lo spazio a disposizione, muri compresi: «La tappezzeria è fatta con wall & decò lavorato su vecchie foto» spiega l’autore «ho chiesto ad amici artisti di esporre qui con me opere che avessero confidenza con il punto: dalle donne sarde che cuciono, ai “Traslochi emotivi” di Giulia Currà, ai vecchi fazzoletti di Lucia Pescador su cui lei ha dipinto sopra».
Tanti artisti coinvolti. Interessanti sono le opere a più mani e più passaggi come quelle create con Caludia Losi e Lucia Pescador. Facciamo il Punto coinvolge incredibilente anche l’olfatto: i profumi della primavera, così rari a Milano, sono arrivati al Fuorisalone grazie all’arte del flower design Tonino Serra, artista coinvolto da Marras per «tutto ciò che sboccia».
Lo spazio Marras è anche un’altra mostra: Mi Illumino di Immenso, realizzata a sei mani con i designer brasiliani Fernando e Humberto Campana. Sono loro i Retrados Illuminados, lampade simili ad enormi bandiere sospese nell’aria che rivelano i volti delle artigiane che le hanno ricamate. Sono le donne che vivono nelle favelas degli stati di Sergipe e Alagoas, riunite in un’associazione creata dai Campana per aiutare le abitanti delle baraccopoli. «Con i Campana che, mi hanno confessato, avrebbero voluto fare gli stilisti, c’è una collaborazione iniziata più di un anno fa quando sono venuti qua e abbiamo fatto insieme un flash mob» racconta Marras che ha firmato con loro le lampade Bandidos Illuminados anch’esse in mostra. Luci e banditi ricamati. «Ho mandato loro cinquanta ritratti di banditi sardi attivi nell’Isola dall’Ottocento agli anni Sessanta. Loro ne hanno scelto alcuni e ne hanno fatto ricamare i volti dalle artigiane delle favelas. Ho chiesto loro che fossero ricamati solo di nero, essendo i loro lavori di solito molto colorati. Mi hanno rimandato i teli piegati con i ricami dei volti. Io ho vestito questi banditi, mettendo loro la giacca e la camicia e ho applicato i ricami in modo che il tessuto facesse filtrare la luce».I ritratti dei banditi presenti nelle lampade sono diventati anche quadri. «Sono tredici banditi – ci spiega Marras – di cui ho fatto le fotocopie reinventandoli ritratti. Con i colori cambiano completamente: ho usato colori brutti e quasi secchi. Ho fatto loro una specie di aureola con la bronzina – trovata da un vecchissimo ferramenta – un vecchio colore con cui si dipingevano le reti dei materassi».
I giochi di luce non finiscono qui: Marras rivisita Le Orfanelle opera già esposta alla Triennale di Milano: «Le mie Orfanelle sono montate sopra ruote di bicicletta e sono cinquanta sottovesti americane degli anni Cinquanta. Mi hanno affascinato i loro colori assurdi. Sono state smontate, tagliate e ricucite per ottenere la trasparenza che volevo. Di solito loro danzano e stanno sparse in questo luogo».
Vestire la luce. L’essenza indomabile – quasi anarchica – della luce, affine alla sensibilità dell’artista è stata la fonte che ha ispirato Marras: «La luce è un elemento poco gestibile, questa autonomia della luce mi ha sempre affascinato. Vivo in un posto dove la luce è fondamentale: ad Alghero ho davanti il promontorio di Capo Caccia e godo di tramonti e cambi di luce repentini che mi affascinano sempre. Insieme al vento, la luce ingovernabile è l’elemento che mi affascina di più. Non ho gli strumenti né i mezzi per guidare e incanalare la luce: ho cercato di vestirla».
Profumi della macchia a Milano. Se la luce è ingovernabile, Marras è riuscito a “dirigere” il profumo, immergendo nelle fragranze naturali della macchia mediterranea quest’angolo di Milano, con l’allestimento di un ristorante-installazione – attivo la sera per gli otto giorni del Fuorisalone – che trasporta il visitatore (o il fortunato cliente) in una fiaba oltre il senso dello spazio e del tempo. E come nelle migliori fiabe (dalla Bella Addormentata a Biancaneve) anche questo spazio è un omaggio alla natura e alla botanica: «Questa installazione si ispira alle donne che hanno studiato botanica: ogni tavolo è dedicato ad una ricercatrice. Abbiamo ripulito il confine dalla mia campagna e abbiamo caricato un camion di verde portandolo fin qui. L’odore del cisto e del mirto sono veri. I fiori sono di seta. La magia è data anche dalle 500 candele che illuminano questo spazio».
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