La folle risata dei naufraghi
Domani a Nuoro la compagnia Rezza-Mastrella in scena con “Fratto X”
CAGLIARI. Come un funambolo prigioniero di un ideogramma, Antonio Rezza abita gli spazi scenici creati per lui da Flavia Mastrella. La coppia si muove da più di vent’anni tra l’arte contemporanea e il teatro, nel territorio libero della performance che chiede al corpo il sacrificio della carne, al linguaggio di denunciare le proprie menzogne, al sentimentalismo d’accatto di questo tempo d'esporre in pubblico la crudeltà di cui si nutre. Eppure negli spettacoli di Rezza-Mastrella si ride e tanto, a Cagliari come a Nuoro, dove la coppia è attesa il prossimo lunedì 10 aprile. Ospite di Sardegna Teatro, la compagnia presenta, domani al Museo Ciusa alle 18,30, il film “Milano via Padova”, quindi, alle 20,30, al Teatro Eliseo lo spettacolo “Fratto X”, uno dei lavori più noti e apprezzati, ancora oggi, al Teatro Massimo di Cagliari nella pomeridiana delle 19.
Sull’ossessione dei numeri gioca anche “7, 14, 21, 28”, il lavoro con cui Rezza ha debuttato giovedì scorso a Cagliari, la scena dipinta di luci e segni rossi, un manubrio da palestra e un’altalena, e stoffe e nastri tra i quali Rezza, in stivali e pantaloni rossi, scolpisce i suoi tipi umani, in un calembour di facce, voci, battute, gesta olimpioniche e muscoli vibranti. Al suo fianco Ivan Bellavista si muove come un servo muto, dà vita alla danza macabra che in modo incessante scaturisce dalle battute del performer, in un crescendo senza tregua di tragico e comico mescolati ad arte.
Nevrosi e ricordi d’infanzia, traumi antichi e crudeltà rinnovate subiscono nel teatro di Antonio Rezza una riduzione al frammento, alla suggestione che il linguaggio reitera evidente nel tormentone parossistico di “Stai attento a papà” detto però “In senso cautelativo e non amorevole”, o nel discorso sui privilegi della solitudine che contempla occhiali “da solo”, crema “da solo” e un infermiere per amico. L’arte di Rezza si gioca su un continuum di energia e risate che dal pubblico torna all'attore, e così si rigenera con andamento circolare. Tra il ritmo metallico prodotto dagli oggetti di scena che fatalmente evocano il tempo della fabbrica e del lavoro precario, l’attore irriverente cita i burattini imbrigliati dell’Otello scespiriano, il meccanismo asfittico dei finanziamenti alla cultura, il gioco della campana che permise già a Julio Cortázar e Italo Calvino di destrutturare il racconto, complice l'intervento del pubblico.
Il lavoro di sottrazione auspicato dai grandi attori del Novecento torna di attualità nell’opera di Rezza e Mastrella, portando con sé tanto le citazioni iconografiche dalla deposizione di Mantegna come il richiamo del giullare, deus ex machina della consapevolezza sulla realtà e sul mondo, quando in chiusura richiama lo spettatore a fare la sua parte: «Applaudi, perché il criterio soggettivo del giudizio, a questi livelli, non esiste più».
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