La Nuova Sardegna

La scissione tra politica e vita reale

di Massimo Onofri

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Nella doppia intervista che, su «La Lettura» di domenica, Teresa Ciabatti fa agli «amici nemici» Marco Santagata, accademico di fama, e Walter Siti, pregiato romanziere, Siti, a un certo punto, parla di D’Alema, loro compagno di studi alla Normale di Pisa: «Una volta Massimo venne in camera mia e, raccontandomi della fidanzata, cominciò a piangere e si buttò per terra e aveva la bava alla bocca». Non più di mezz’ora dopo era alla sede del Pci, a parlare pubblicamente, con straordinaria lucidità, di «strategie politiche». Commenta Siti: «Ho avuto la netta sensazione che avesse una scissione della personalità molto forte». Siti lo intuisce da narratore. Ma se penso a quale sia stato il peccato capitale della politica di questi ultimi decenni – non di D’Alema, ma di tutta la politica –, non ho alcun dubbio: l’idea che una cosa sia il piano delle idee, un’altra quello della vita. Che non ci sia alcun obbligo, nel proprio privato, di credere alle idee e agire di conseguenza. Che, insomma, dentro una dimensione dell'esistenza in cui per altro la politica divora tutto il resto, regni una sola professione di fede: quella della doppia morale. Nella pacifica convinzione che non vi sia alcun punto di tangenza tra la politica e l’esistenza.

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