Coral Film Festival Vincono i “Balentes” di Fabio Manuel Mulas
Ieri la premiazione. Progetto ambizioso, ma troppi assenti Caterina Murino: «Questo settore ha bisogno di pubblico»
ALGHERO. Dalle grandi major alla distribuzione, dalla Regione alla Sardegna Film Comission, sino al Comune di Alghero. Tutti sul banco degli imputati. Portati in giudizio e condannati dagli organizzatori e dagli ospiti del “Coral Coast International Film Festival”. Gli assenti hanno sempre torto e «le istituzioni coinvolte nello sviluppo del cinema in Sardegna», come erano state definite nel programmae, hanno disertato l’appuntamento nel chiostro di San Francesco. La rassegna si è conclusa ieri sera con la vittoria di “Bandidos e Balentes” di Manuel Mulas.
Organizzato dall’associazione culturale Vistalenta Factory, il progetto è ambizioso: rinverdire i fasti del Festival del Cinema di Alghero, che ogni estate trasformava la Riviera del corallo nella meta più ambita di attori, registi, produttori e addetti ai lavori. Erano gli anni Settanta e Capo Caccia era lo sfondo mozzafiato di splendide serate di cinema all’aperto. Il maxischermo sbucava dall’acqua cristallina di quel piccolo pezzo di paradiso e legava indissolubilmente la città alla “settima arte”. Strizzando l’occhio a un po’ di mondanità, ovviamente, perché Alghero guardava già al turismo come a una grande opportunità e quel viavai di stelle del cinema internazionale – con quelle limousine che andavano e tornavano dal Grand Hotel Esit di piazza Sulis e facevano la spola con Capo Caccia – era tutta pubblicità per quella che all’epoca si faceva chiamare, pomposamente, “la porta d’oro del turismo in Sardegna”. Se quello è l’obiettivo, la strada da fare è ancora tanta, e quello di ieri è un passo piccolissimo. Disertato per motivi di salute anche dai fratelli Pupi e Antonio Avati e dall’attore Carlo Delle Piane, che da queste parti è amatissimo dopo l’interpretazione di “Chi salverà le rose?” dell’algherese Cesare Furesi, il festival ha provato anche a presentarsi come un’occasione buona per riflettere in libertà sui mali del cinema sardo, italiano e internazionale. Ma anche questo esperimento va ripetuto, perché il dibattito con Caterina Murino, madrina dell’evento, e tanti cineoperatori alle prese con la ricerca delle risorse per il loro primo lungometraggio si è trasformato in una lunga lista di doglianze e di polemiche.
A dare fuoco alle polveri è proprio Caterina Murino. «Il cinema ha bisogno di pubblico, “Chi salverà le rose?” sarebbe stato spinto sino al resto d’Italia e avrebbe girato di più, se avesse avuto successo in Sardegna – dice l’attrice cagliaritana –. Alghero ha risposto, la mia città invece non è andata al cinema». Un appello, senza polemiche, perché anche gli spettatori si sentano parte integrante dell’industria cinematografica. «Anche voi fatte parte del cinema», ha detto la Murino a una sala gremita. «Nella vita ho sbagliato tutto, avrei dovuto fare taglio e cucito», è la stilettata di Cesare Furesi, in aperta polemica con il sindaco di Alghero, Mario Bruno, con l’amministrazione comunale e, più in generale, con le istituzioni. «Forse sarei diventato uno stilista e adesso sarei stato ascoltato», è il chiaro riferimento al fatto che lo stilista Antonio Marras sia tenuto in grande considerazione da Bruno, e lui no. Perché se i politici e gli amministratori lo ascoltassero, gli direbbe di «scommettere sui giovani e sul talento per far rinascere il cinema sardo, perché ci sono tante potenzialità».
Da Fabio Manuel Mulas, regista di “Bandidos e Balentes”, a Mauro Aragoni, autore di Nuraghes, da Mario Piredda, David di Donatello per “A casa mia”, a Marco Demurtas, che sta ultimando “Buon lavoro”, i problemi sono sempre gli stessi: soldi, investitori, produttori, distributori. Così, il sogno di rinverdire i fasti degli anni Settanta si fa davvero difficile.
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