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Vetro e ossa, le metamorfosi di Jan Fabre

Vetro e ossa, le metamorfosi di Jan Fabre

Grande mostra allestita dal 13 maggio al 26 novembre a Venezia nell’Abbazia di San Gregorio

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ROMA. Vetro e ossa per raccontare la riflessione filosofica, spirituale e politica sulla vita e la morte, sempre mettendo al centro il divenire della metamorfosi: è la grande mostra dedicata a Jan Fabre, allestita dal 13 maggio al 26 novembre a Venezia, negli spazi dell’Abbazia di San Gregorio. Esposte circa 40 opere realizzate dal maestro belga dal 1977 a oggi, attraverso cui i visitatori potranno ripercorrere fin dalle origini la sua complessa ricerca poetica e stilistica.

La selezione dei tre curatori tre curatori – Giacinto Di Pietrantonio, Katerina Koskina e Dimitri Ozerkov – ha puntato a riportare in primo piano una tematica fondante dell’intera produzione dell’artista. Affascinato dall’alchimia e dalla memoria dei materiali, Jan Fabre si è nel tempo ispirato sia alla tradizione pittorica dei maestri fiamminghi, che erano soliti miscelare ossa triturate con i pigmenti colorati, sia all’artigianalità dei vetrai veneziani. Ossa e vetro che così modellano parti e insiemi di corpi umani e animali, a volte mantenendo la loro naturalezza cromatica, a volte assumendo il colore blu tipico della penna a sfera Bic, usato dall’artista per raccontare l’Ora Blu, ovvero quel momento crepuscolare in cui avviene il passaggio dalla notte al giorno o viceversa, che segna il punto di confine e di mutamento del tempo naturale. Fabre ha dunque affidato a questi due materiali duri, ma forti a dispetto della loro delicatezza e fragilità, un ruolo emblematico capace di mettere in risalto gli aspetti più profondi della vita stessa.

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