La Nuova Sardegna

Tante città fatte di paesi Un’utopia resistente contro lo spopolamento

Occorre interrogarsi sul concetto di centralità urbana, interpretandolo come lo stato di cose che lo rende interessante e attrattivo rispetto al mondo e che spinge a esplorarne i vantaggi comparati....

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Occorre interrogarsi sul concetto di centralità urbana, interpretandolo come lo stato di cose che lo rende interessante e attrattivo rispetto al mondo e che spinge a esplorarne i vantaggi comparati. Ad esempio, a partire dalla particolare natura urbana della Sardegna, che è territoriale, nel senso che la dimensione del territorio della Sardegna appare dominante, quasi pervasiva, a un punto tale che la città perde quasi rilevanza, o meglio, deve le ragioni della sua esistenza e della sua evoluzione ai segni ambientali di grande scala territoriale. Perciò il centro del ragionamento sull’urbanità non può che essere il paesaggio ambiente, inteso come densità di natura e di storia, da assumere come perno di ogni orizzonte di sviluppo. Proprio in quanto si distingue rispetto alla nebulosa urbana che investe da sud a nord la fascia centrale dell’area europea e si caratterizza in tanta parte per un deficit di qualità ambientale, sollecitando politiche urgenti di svolta ecologica.

CAMPI URBANI. Di fronte a questa prospettiva, i territori con il loro potenziale di natura e di storia sono chiamati a esercitare un protagonismo crescente di fronte ai processi di globalizzazione economica, culturale e politica che caratterizzano la contemporaneità, per un cammino urbano che appere ancora da inventare. Anche perché è difficile chiamare ancora “città” le nuove formazioni urbane ed è per questo che un illustre studioso della città come John Friedmann propone di nominarle semplicemente “the urban” , l’urbano, recuperando sue riflessioni premonitrici di anni fa come gli “urban fields”, i campi urbani, modelli di organizzazione urbana definiti non tanto su base economica, ma come capacità di scegliere i propri “vicini” su una base di affinità culturale orientata al progetto. Una capacità propria dei territori, sempre più paesaggi in azione verso nuove forme di “vicinanza” urbana e nuove economie fondate sul paesaggio ambiente. C’è da chiedersi se non sia utile orientare il dibattito su un progetto di coerenza tra sistema paesaggistico ambientale e convivialità urbana, tra paesi e città, dove nuove figure urbane potranno emergere come città di paesi.

PRIMA LA SCUOLA. Anche la Sardegna sarebbe certamente di fronte a un momento cruciale della vita regionale se il riordino delle autonomie locali potrà essere interpretato come l’occasione per innescare processi di costituzione di nuove forme istituzionali che legano società locali e territori. Non è possibile prevedere se le regioni storiche saranno così decisive nella definizione dei nuovi orizzonti insediativi, ma saranno molto importanti i campi comuni di problemi.

Un campo cruciale in questo senso è ad esempio quello dell’educazione. La qualità dei modelli educativi, la geografia e la conformazione di strutture educative coerenti rappresentano un’ opportunità determinante per i riflessi sull’organizzazione urbana dello spazio regionale. Se si focalizza l’attenzione sui problemi della scuola dell’infanzia e primaria nei piccoli centri, si può comprendere la rilevanza della questione: sia per il fatto che i piccoli centri interessano molta parte del territorio regionale sia perché spingono a una riflessione critica sui modelli di sviluppo, oggi incentrati sui paradigmi egemonici dell’alta densità. Ma se si guarda con attenzione all'Europa e al mondo si può constatare che vi sono vaste aree interessate a forme di vita urbana diverse e alternative e orientate in senso e ambientale.

EDUCAZIONE E HIGH TECH. Questa diversa strategia dello sguardo consente di far emergere il ruolo del territorio come centro del ragionamento urbano per i piccoli centri della bassa densità e nel contempo partire dalla scuola per farne il nucleo propulsivo di una nuova organizzazione istituzionale e di un nuovo assetto spaziale: il progetto della scuola diventa in questo senso progetto di territorio. Una grande questione risiede nella esigenza di non privare i piccoli centri di una buona scuola la cui permanenza è in grave pericolo per l’esiguità del numero di bambini, ma proprio per questo è necessario mantenere comunque una dimensione diffusa dell’educazione, che non può essere un esclusivo attributo del luogo centrale. Una prospettiva può delinearsi se si associano nuclei formativi centrali di dimensione intercomunale, di cui non si nega il senso e la necessità, sistemi di servizi educativi alternativi e complementari, che possano creare, anche attraverso le tecnologie dell’informazione e della comunicazione, l’armatura urbana dei territori di una bassa densità annucleata nei piccoli centri. In questo modo attraverso il progetto della scuola sarà possibile costruire unioni di comuni legati da sistemi ambientali unificanti, nei quali i piccoli centri riconoscono i significati della loro comune appartenenza e, in definitiva le città di paesi come le “nuove città del territorio”.

RICCHEZZA COLLETTIVA. Si tratta di rivedere con altri occhi una ricchezza collettiva come è la densità di natura e di storia delle diverse aree, che deve entrare a far parte integrante a pieno titolo nei modelli formativi e nella conformazione dello spazio fisico nel quale i bambini apprendono. Questi modelli dovrebbero ispirarsi e innovarsi nella conoscenza del territorio, distinguendosi da quelli di altre situazioni, rifiutando la standardizzazione per orientare l’apprendimento verso una qualità formativa specifica, elevata e moderna, nel quadro di una vita urbana orientata in senso ambientale.

INTEGRAZIONE. All’espressione città di paesi è associabile un’altra forma di utopia, un’utopia resistente, come istanza di integrazione reciproca di passato e presente, come volontà di dimostrare che l’esperienza del passato continua a testimoniare di valori che conservano intatta un’interna suscettibilità di riconsiderazione, come bisogno di provare la fecondità analitica dei linguaggi del nostro tempo nei linguaggi della tradizione.

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