La Nuova Sardegna

Amore e rivoluzione Le coppie russe dell’avanguardia  

di Paolo Curreli
Amore e rivoluzione Le coppie russe dell’avanguardia  

Il rapporto tra creatività e utopia da domani al Museo Man Quando arte e fotografia sognavano di cambiare il mondo

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NUORO. Nuova proposta legata alle avanguardie storiche del Novecento al Man con “Amore e rivoluzione. Coppie di artisti dell’avanguardia russa”. Mostra nata dalla collaborazione con la Galleria Nazionale Tretyakov (Mosca) e con il Museo Nazionale Schusev di Architettura (Mosca), in partership con Bank Austria Kusftorum (Vienna), e curata da Heike Eipeldauer e Lorenzo Giusti. Se il precedente appuntamento “Soggettivo – Primordiale”, era con la rivoluzione interiore dell’espressionismo da domani – con inaugurazione alle 19 e fino al primo di ottobre – il museo nuorese esplora l’universo ribelle che porterà alla rivoluzione totale e a una nuova idea di società: la Rivoluzione di ottobre che voleva generare l’uomo nuovo plasmato dal marxismo-leninismo.
I cento anni della rivolta epocale russa sono indagati da una prospettiva originale, le vicende dell’avanguardia artistica attraverso l’opera di sei autori della prima generazione, uniti nella vita e nella ricerca di nuovi linguaggi espressivi: Natalia Goncharova e Mikhail Larionov, Varvara Stepanova e Alexander Rodchenko, Lyubov Popova e Alexander Vesnin.
Un’avanguardia artistica attiva dal 1907 al 1924, anni di grandi utopie, ricca di impulsi innovatori che volevano stravolgere non solo l’arte, ma ogni aspetto della società borghese a partire proprio dalla relazione tra uomo e donna e dal concetto stesso d’amore.
«Queste coppie di artisti sono veri e propri collettivi – spiega il direttore del Man Lorenzo Giusti– . Decostruiscono il mito ottocentesco, arrivato fino all’impressionismo e all’espressionismo, del genio solitario. L’artista avvolto dalla condizione mistica dell’atto creativo, per proporre l’idea dirompente della creazione collettiva. Una nuova attitudine al di sopra dei generi, che si confronta con la produzione industriale, partecipe dello sforzo rivoluzionario».
«Raramente il privato e il pubblico apparvero così strettamente connessi come in quell’epoca di grandi rivolgimenti politici e sociali – scrive Heike Eipeldauer a proposito della mostra –. Un’epoca che conteneva l’utopia, destinata a fallire, di una rivoluzione complessiva dell’arte e insieme della vita». «Coppie che lavorarono insieme, nell’arte e nella società – sottolinea Giusti – e che riuscirono a modernizzare i linguaggi dell’arte del loro paese e a creare importanti collegamenti tra l’Europa Orientale e Occidentale, tra cui anche l’Italia e suoi futuristi». Protagonisti uniti da sodalizi più vari: sposati o amanti, alleati per la causa comune, artisti che condividono sogni, cibo ed atelier. Un’utopia che sembra arenarsi proprio sulla fine della libertà individuale e dello sconfinamento dell’arte nella vita, per renderla definitivamente strumento del totalitarismo. Un’avanguardia germogliata dalla disgregazione del sistema zarista che nasce prima della rivoluzione bolscevica. Artisti che guardano alle mutazioni fondamentali dell’Occidente, Matisse, Cézanne, Gauguin. Ma in molti non vogliono slegarsi dalla tradizione russa. «Qui si delinea il motivo di fondo dell’avanguardia e della storia della cultura russa, la tensione tra apertura e l’insistenza sulle proprie e specifiche tradizioni» come spiega Verena Krieger nel suo testo per la mostra.
Una mostra ricchissima e interessante che apre un orizzonte ben più vasto di quello solitamente proposto su questo periodo artistico. Sulle pareti del Man pezzi fondamentali del futurismo, raggismo, e delle sempre sorprendenti – per modernità e incisività – incursioni nella grafica, design e fotografia di Alexander Rodchenko, Varvara Stepanova e Lyubov Popova, primaria “spinta progressiva” della comunicazione contemporanea. In mostra i forse meno noti, ma davvero sorprendenti, dipinti di Natalia Goncharova. Tre grandi tele, il “Tritico del Salvatore”, che introducono all’esposizione, omaggio e nuova interpretazione della tradizione popolare russa. Come sempre il Man offre un catalogo della mostra ricco ed esauriente con testi, in italiano e inglese, di Heike Eipeldauer, Lorenzo Giusti,Verena Krieger, Alexander Lavrentiev e Florian Steiger, oltre che un vasto apparato di immagini e documenti. In programma anche una rassegna cinematografica che darà conto di un aspetto fondamentale delle arti visive del periodo e alcune letture pubbliche di testi.

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