L’infantile carattere degli italiani
Ho finito di leggere un delizioso libro di Raffaella De Santis, “Mammiferi italiani. Storie di vizi, virtù e luoghi comuni” (Laterza), dedicato al tema del carattere degli italiani che, almeno a...
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Ho finito di leggere un delizioso libro di Raffaella De Santis, “Mammiferi italiani. Storie di vizi, virtù e luoghi comuni” (Laterza), dedicato al tema del carattere degli italiani che, almeno a partire da un memorabile libro di Bollati del 1983, riemerge di continuo nel dibattito culturale, complici anche i movimenti indipendentisti, se non secessionisti.
E delizioso per almeno tre motivi: la dovizia di notizie e la ricchezza dei riferimenti; la felicità narrativa; la scrittura sapida e limpida. Immancabili, in queste pagine, i grandi viaggiatori che l’Italia hanno amato: Goethe, Stendhal, Dumas, Mark Twain, Gogol’, tra gli altri. Ma anche arci-italiani e anti-italiani che l’hanno patita: Prezzolini, Barzini, Malaparte, Vassalli e, in primo piano, Manganelli.
L’obiettivo di De Santis? Decostruire, sul Belpaese, le idee ricevute nei secoli e restituircene alcune immagini ancora correnti. Sono tanti i fili che si potrebbero dipanare con vero gusto. Io partirei dal collezionista delle fotografie in posa discinta di «tutte le donne con cui era andato a letto», per arrivare ai tristi latin lover degli anni Sessanta. Ne verrebbe fuori il referto d’una puerilità monumentale, che aspira al monumento del consenso. Il Benito Mussolini qui spesso citato docebat.
E delizioso per almeno tre motivi: la dovizia di notizie e la ricchezza dei riferimenti; la felicità narrativa; la scrittura sapida e limpida. Immancabili, in queste pagine, i grandi viaggiatori che l’Italia hanno amato: Goethe, Stendhal, Dumas, Mark Twain, Gogol’, tra gli altri. Ma anche arci-italiani e anti-italiani che l’hanno patita: Prezzolini, Barzini, Malaparte, Vassalli e, in primo piano, Manganelli.
L’obiettivo di De Santis? Decostruire, sul Belpaese, le idee ricevute nei secoli e restituircene alcune immagini ancora correnti. Sono tanti i fili che si potrebbero dipanare con vero gusto. Io partirei dal collezionista delle fotografie in posa discinta di «tutte le donne con cui era andato a letto», per arrivare ai tristi latin lover degli anni Sessanta. Ne verrebbe fuori il referto d’una puerilità monumentale, che aspira al monumento del consenso. Il Benito Mussolini qui spesso citato docebat.
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