La Nuova Sardegna

La disperata vitalità di Jacopo Scassellati 

di Federico Spano
La disperata vitalità di Jacopo Scassellati 

Inaugurata in “Piazza Tola 27” la nuova mostra all’interno della rassegna “Cortesie per gli ospiti”

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SASSARI. Un vero artista ha la capacità di rinnovarsi, mettersi in gioco, lasciare percorsi battuti e sicuri, per affrontarne nuovi e incerti. Un artista con la "A" maiuscola ha la forza per vivere l'incertezza del giudizio e trovare nuovi stimoli per cambiare continuamente. Il giovane pittore, scultore e ceramista sassarese Jacopo Scassellati riesce in questa impresa, mantenendo il suo stile e la sua cifra, ma portando al pubblico opere inedite straordinarie e vibranti, tele squarciate e bruciate, frammenti di ceramiche, incisioni in cui il suo volto emerge dal buio.
“Una disperata vitalità” è il titolo della mostra di Scassellati, inaugurata nei giorni scorsi in “Piazza Tola 27”, la casa del collezionista Stefano Resmini e del giornalista gastronomico Giovanni Fancello, che periodicamente, con la rassegna “Cortesie per gli ospiti”, apre le porte al pubblico e diventa un luogo d'arte e cultura. Il pezzo forte della mostra, che è visitabile su appuntamento per tutto il mese di giugno, è ciò che resta di una enorme tela, che rappresentava una grande battaglia. Scassellati l'ha tagliata, strappata, spezzata, bruciata. Da un'opera unica sono nati tanti frammenti, ciascuno dei quali ha preso vita ed è diventato opera a sé.
Nell'allestimento, i ritagli di tela sono stati adagiati sul pavimento, al centro della grande sala che si affaccia su piazza Tola, creando una insolita quanto emozionante installazione. Fare un passo di lato e cambiare prospettiva è sufficiente per avere di fronte un'opera completamente diversa, dove i protagonisti della scena cambiano, da una testa di cavallo al galoppo, al volto severo di un guerriero pronto a morire.
Molti dei lavori esposti sono rimasti chiusi in un cassetto per tre anni: grazie anche alla sensibilità di Stefano Resmini, che ha curato la mostra e che ha passato alcuni giorni nel laboratorio di Scassellati, oggi hanno ritrovato finalmente la luce. In una parete sono state esposte dodici incisioni che raffigurano mosche e scarabei. Un lavoro, questo, nato con l'intento di realizzare un libro sugli insetti. Nella parete di fronte, tanti volti incompleti che emergono dal buio. In un angolo c'è una cassetta di legno che contiene cocci di ceramiche, frammenti di teste, piatti e vasi rotti: tutti resti di lavori di Jacopo nella fabbrica di ceramica di famiglia, dove è nato e cresciuto e dove si è formato artisticamente. Dalla parte opposta della sala, alcuni angeli di ceramica, sospesi su piedistalli di metallo: sembrano reperti archeologici appena tirati fuori dalla terra. Rotti, incompleti, ma ancora così espressivi che danno l'idea di potersi risvegliare da un momento all'altro e prendere il volo. La mostra continua nell'ingresso dell'appartamento di Resmini e Fancello. C'è spazio per due straordinarie ceramiche: una amazzone al galoppo e un grande angelo che sembra fatto di ghisa. L'uso sapiente dei colori, frutto di centinaia di esperimenti e prove in bottega, consente al giovane artista di dare alla terracotta l'aspetto del metallo, dall'oro alla ruggine, dal bronzo all'argento.
“Una disperata vitalità” è un passo nuovo nel percorso artistico di Jacopo Scassellati, che continua a indagare nel passato riuscendo a trasformare l’immagine più classica in qualcosa di mai visto prima. Mettere da parte le paure e affrontare percorsi mai battuti prima, a volte, può portare a risultati sorprendenti.

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