La Nuova Sardegna

Tornare a progettare il futuro Una nuova idea di Sardegna 

di Costantino Cossu
Tornare a progettare il futuro Una nuova idea di Sardegna 

Domani a Sassari un convegno con politici, amministratori, sindacalisti e storici Dagli anni del Piano di rinascita alle strade per uscire dall’attuale immobilismo

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Progettare il futuro. C’è un grande bisogno oggi di uno sguardo che vada oltre il contingente, di una politica capace di uscire dai calcoli elettorali a brevissima scadenza e dalle secche della gestione di un modello, quello neoliberista, che dopo trent’anni di incontrastata applicazione mostra limiti seri e sempre più evidenti. Di progettare il futuro c’è un grande bisogno anche in Sardegna, dove prima le macerie lasciate dal vecchio assistenzialismo e poi il vuoto prodotto da pratiche politiche – trasversali all’intero sistema dei partiti – di pura amministrazione di equilibri di potere, ha portato la regione intera nella palude di un immobilismo dal quale si fatica a intravvedere vie d’uscita. Un passo per guardare oltre, verso un orizzonte più largo, lo fanno la Fondazione “Berliguer” e il Centro studi “Paolo Dettori”. E lo fanno con un convegno dibattito (in programma domani a partire dalle 16,30 a Sassari nella sede della Fondazione di Sardegna) intitolato, appunto, “Progettare il futuro”.
IL PIANO DI RINASCITA. L’aggancio per guardare in avanti gli organizzatori del convegno hanno scelto di trovarlo nella riflessione storica sulla stagione più alta che la politica ha conosciuto in Sardegna, quella che ha portato, attraverso un confronto politico anche aspro ma sempre di grande spessore intellettuale, alla definizione prima e all’approvazione poi del cosiddetto Piano di rinascita, ovvero della legge numero 588 dell’11 giugno 1962, con la quale venivano adottate misure legislative speciali per il finanziamento dell’industrializzazione della Sardegna. Su quella stagione tornano i due libri dai quali prenderà spunto il dibattito in programma domani: “Laconi, un’idea di Sardegna” (Aipsa Edizioni), di Pier Sandro Scano, e “Dalla ricostruzione al Piano di Rinascita” (Franco Angeli Editore), di Luca Lecis. Il primo è una raccolta di scritti su Renzo Laconi, il dirigente del Pci che forse più di tutti praticò a sinistra il pensiero dell’autonomia. Raccolta corredata da un ricco apparato fotografico in gran parte inedito: testimonianze di chi ha conosciuto e frequentato Laconi. Il secondo è una ricostruzione storica del primo decennio autonomistico della Sardegna (1949-1959): l’esperienza dei primi governi regionali e la programmazione degli interventi approvati per la rottura dell’isolamento geografico ed economico, negli anni che segnano l’avvio del dibattito sul Piano di rinascita.
BRACCIO DI FERRO. Moderato da Manlio Brigaglia, il dibattito di domani sarà introdotto da due relazioni. Una di Giorgio Macciotta, a suo tempo dirigente di primo piano del Pci (e poi Pds, Ds e Pd) e oggi presidente della Fondazione “Casa museo Antonio Gramsci”. L’altra di Pietro Soddu, storico leader della Dc sarda e per diversi anni presidente della Regione Sardegna. Due protagonisti del lungo braccio di ferro con Roma che portò all’approvazione della legge 588. Ci saranno anche gli autori dei due libri da cui parte il dibattito: Scano e Lecis. E sono programmati gli interventi di Andrea Soddu, sindaco di Nuoro e presidente del Consiglio delle autonomie locali, di Emiliano Deiana, presidente dell’Anci Sardegna, dei tre segretari regionali di Cgil, Cisl e Uil Michele Carrus, Ignazio Ganga e Maria Francesca Ticca, del giornalista Giacomo Mameli, degli storici Antonello Mattone e Francesco Soddu, del presidente del Consiglio regionale, Gianfranco Ganau, e del presidente della Fondazione di Sardegna, Antonello Cabras.
PASTICCIONI E BARI. Non stupisce che di fronte al deserto del presente gli organizzatori abbiamo scelto di guardare al futuro rifacendosi al passato. Quel passato, infatti, contiene due grandi lezioni: una di metodo e l’altra di contenuto. La prima consiste in una pratica della politica che non nega il conflitto. Anzi è ben consapevole delle articolazioni della società sarda e di quella nazionale e delle linee di contrasto, anche nette, che dividono interessi contrapposti. Ma su questa consapevolezza innesta un paziente lavoro di mediazione, di individuazione di punti di convergenza sui quali far leva per aprire contesti economici e sociali arretrati o bloccati e spingerli in avanti su una linea di progresso, di effettiva riforma. Il secondo punto, quello di contenuto, si chiama “autonomia”. Idea che può restare in campo soltanto se si confronta con la realtà del mondo contemporaneo. Un confronto serio, che metta fuorigioco i pasticcioni, gli improvvisatori e i bari oggi in circolazione.
POTERE DECENTRATO. «In un saggio – ricorda Giorgio Macciotta – che avrebbe dovuto essere pubblicato in occasione del ventennale della Costituzione, rimasto incompiuto per la sua morte, Renzo Laconi annota che “la novità della Costituzione non consiste nel fatto che sono articolati i controlli, ma che si è articolato (decentrato) il potere”. E ancora, che “la Costituzione non è maggioritaria. Essa postula l’accettazione da parte di tutti di un programma”. Un richiamo alle responsabilità collettive, all’impegno comune nell’attuazione della Costituzione».
PASSIVITÀ E RIBELLISMO. «Se il patto costituzionale – nota ancora Macciotta –, che postula l’impegno comune per uno sviluppo più equilibrato della società italiana, viene violato, Laconi avverte: “Non basta denunciare l’uno dei contraenti venuto meno al patto: bisogna verificare come mai l’altro contraente non è riuscito a imporne il rispetto”». «Nell’attuale dissoluzione dei partiti – conclude Macciotta – manca quell’azione per promuovere una simile riflessione consapevole, che fu invece decisiva, in tutta una fase della storia repubblicana, per la crescita della coscienza democratica, per trasformare passività o ribellismo nell’azione consapevole e riformatrice di grandi masse».
Se si muove lo sguardo dall’analisi di Macciotta alla realtà della pratica politica di oggi – a Roma ma anche a Cagliari – si capisce come il proposito di tornare a “progettare il futuro” sia tutt’altro che gratuito. Dovrebbe essere una necessità politica. Dovrebbe.

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