La Nuova Sardegna

Festival di Gavoi Un laboratorio aperto al mondo 

di Fabio Canessa
Festival di Gavoi Un laboratorio aperto al mondo 

Oggi e domani il preludio con Milena Agus  Molto ricco anche il programma delle mostre 

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Al timone c'è sempre lui, Marcello Fois, ma l’Isola delle Storie è formata da un equipaggio che rema insieme per scrivere un racconto corale. Le persone che lavorano con l’autore nuorese all’organizzazione del festival, più in generale un intero paese: Gavoi. Pronto ad accogliere dal 29 giugno al 2 luglio la XIV edizione della più importante manifestazione letteraria in Sardegna. Come tradizione da qualche anno, ad anticipare il festival di qualche settimana ecco il preludio. Oggi e domani, con i primi ospiti e l’inaugurazione delle mostre: «Questa anteprima – spiega Fois, presidente dell’associazione l’Isola delle Storie – è stata ideata soprattutto per dare spazio, aria, maggiore senso a tutto il lato delle manifestazioni artistiche che stanno dentro il festival di Gavoi. Ci siamo resi conto che facevamo tanta fatica a organizzare le mostre per poi tenerle solo tre giorni. Gli artisti straordinari che chiamavano e la collaborazione con il Man, alla quale teniamo molto, meritavano di più. Allora abbiamo trovato il modo per inaugurarle prima».

Quali mostre si potranno visitare nell’ex caserma?

«Sono due mostre davvero molto particolari quelle di Luca Bertolo e di Anne Franchetti. Quest'ultima, innamorata della nostra isola ha deciso in qualche modo di diventare sarda e il suo progetto è l’esempio di come si possa amare la Sardegna senza colonizzarla».

Anche dal punto vista letterario il preludio parla sardo: ospiti Milena Agus e Cristian Mannu.

«Lo facciamo qua e vogliamo che dentro il festival ci sia una rappresentanza di quello che succede in Sardegna. Non mi interessa sembrare provinciale. Credo che un prodotto diventi internazionale solo se riesce a vivere in armonia con il suo territorio. Quindi non c’è mai stato un anno senza una riflessione anche sulla situazione locale. Un aspetto che oggi trova spazio proprio nel preludio. Non è una questione di quantità di sardi, ma di qualità. Per noi è fondamentale scegliere, dobbiamo dire anche tanti no».

A proposito di scelte, portate al festival sempre grandi autori internazionali. Il nome di punta?

«Quest’anno una superstar come la spagnola Clara Sánchez, persona straordinaria».

Tra quelli meno conosciuti in Italia, che sorprese deve aspettarsi il pubblico del festival?

«Mi piace sottolineare tra gli stranieri che saranno presenti l’austriaco Andreas Gruber, il norvegese Erling Kagge e l’irlandese Paul Lynch».

Ma all’interno del vasto programma c’è un filo conduttore, un tema principale di questa edizione?

«Personalmente sono stato sempre abbastanza contrario a dare argomenti, temi specifici. Alla fine quando uno si è fatto il suo festival di Gavoi capisce che in qualche modo un filo sotteso c’è, anche se noi non lo abbiamo propriamente individuato. Alla base di tutto c’è la scelta di persone che abbiano molte cose da dire, autori spesso alternativi. E anche quando sono molto popolari chiediamo loro di esprimersi in maniera inedita».

Insomma, essere alternativo è una delle caratteristiche del festival di Gavoi?

«Ci sono varie tipologie di festival: quelli che presentano le novità, quelli a tema e quei festival dove sostanzialmente ogni anno si rinnova il dialogo tra l’intellettuale e la società. Noi facciamo parte di questa terza categoria. Ci interessa la circolazione delle idee a prescindere dal mercato librario, da quello che l'editoria impone. Anzi usiamo questi spazi per promuovere autori che magari non si trovano esposti in prima fila nelle librerie».

Una delle tradizioni del festival è rappresentata dagli omaggi che precedono gli incontri in calendario. Verrà ricordato Giulio Angioni.

«Era doveroso. Non è semplicemente un amico che ci ha lasciato, ma un padre fondatore del festival di Gavoi».

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