Professione wedding planner «Felicità è un abito bianco»
di Monica De Murtas
Ha appena 29 anni ma nel suo mestiere è già considerata tra le cinque più brave d’Italia
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Ha solo 29 anni ma ha già scalato le più alte vette della sua professione. Elisa Mocci, sassarese con la passione per l’organizzazione di eventi, è stata premiata tra le 5 migliori wedding planner d’Italia e tra gli 80 èlite destination planner del mondo. Il suo mestiere è pianificare matrimoni, la sua specialità renderli unici, tanto che la fama di Elisa Mocci si è diffusa ben oltre i confini della Sardegna. I suoi clienti sono inglesi, tedeschi, francesi, americani, australiani, arabi ma Elisa continua ad avere il suo quartier generale a Sassari, dove il suo business è nato otto anni fa. Il matrimonio più famoso che ha organizzato è stato quello di Elisabetta Canalis e Brian Perri, evento mediatico che ha contribuito a rendere il brand “Elisa Mocci dream” famoso nel mondo. Oltre a organizzare matrimoni da sogno la giovane imprenditrice è anche fondatrice e docente di “Events Academy”, una sorta di università per apprendisti organizzatori di eventi. Recentemente ha pubblicato anche un libro “Elisa Mocci wedding planner's staff” (Carlo delfino editore), che racconta i dietro le quinte della sua affascinante professione e si presenta come valido manuale per chi voglia dedicarsi a questo fiorente business ma anche per gli intrepidi sposini che credono nei vantaggi della pianificazione “fai da te”. «Il nostro lavoro è quello di creare emozioni – dice lei stessa – e per fare questo occorre tanta esperienza, professionalità, coscienza, educazione, discrezione, dinamismo, insomma l’elenco delle caratteristiche necessarie per diventare un bravo wedding planner è molto lungo ma qualche importante segreto si può imparare anche leggendo il mio libro».
Lo staff stabile di Mocci è formato da circa venti persone, ognuno è specializzato in un particolare settore organizzativo, perché ogni elemento va curato alla perfezione e ogni collaboratore è indispensabile per far girare senza intoppi un ingranaggio rodato per garantire un servizio impeccabile: dal banqueting al catering, agli addobbi floreali, alla scenografia fino alla torta nuziale.
Com’è nata l’idea di dedicarsi a questo settore? Istinto o analisi di mercato?
«Entrambe le cose. La professione del wedding planner non era ancora arrivata in Italia quando ho deciso di inaugurare la mia attività, ma aveva già molto successo all’estero. La Sardegna è lo scenario perfetto per organizzare matrimoni da favola tra spiagge, boschi, paesaggi incontaminati, siti archeologici. Il mio desiderio era quello di realizzare matrimoni che avessero questa bellezza come sfondo in alternativa alle classiche feste in ristoranti anonimi con annesso dancefloor. Ogni matrimonio che io realizzo è unico, nessuno è uguale all’altro un’esperienza da vivere per sposi ed ospiti. Il mese prossimo ad esempio abbiamo un matrimonio davvero “wild setting” dentro il sito archeologico di Serra Orios».
Per iniziare ci sarà voluto un investimento.
«Sopratutto coraggio, a dire il vero. L’investimento iniziale è stato di quindicimila euro li ho vinti partecipando al programma “Chi vuol esser milionario?” rispondendo a una domanda su Mozart. Lo vidi come un segno del destino, studio musica sin da piccola. Comprai subito un furgoncino su cui stampai l’indirizzo del mio sito web e iniziai a girare su e giù per la Sardegna. Ma i primi clienti arrivarono dall’Australia catturati dal mio blog, internet fu la mossa vincente».
Che tipo di formazione è necessaria per prepararsi a questo lavoro?
«Nel mio caso sin da ragazzina ho studiato recitazione, pianoforte, canto. Per specializzarmi nel settore che più mi interessava mi sono laureata al Dams in “Teatro e organizzazione di eventi” . Portare la magia del teatro nella pianificazione di un matrimonio è stato il mio punto di partenza. Oltre la professionalità e le tecniche acquisite, il wedding planner deve avere anche una cura minuziosa dei dettagli, è fondamentale l’attenzione verso il cliente. Il matrimonio è un giorno speciale, per gli sposi, bisogna saperli seguire con discrezione, gestire la componente emotiva, infondere sicurezza».
Come si lavora per costruire un evento su misura?
«Il mio scopo è quello di concretizzare un sogno nel cassetto, per questo chiedo ai clienti di raccontarmi quello hanno in testa. Se sono stranieri chiedo perché hanno scelto la nostra terra. Ognuno ha i suoi gusti: location, musica, colori. Per ogni matrimonio c’è uno sfondo naturale e un setting scenografico che realizziamo particolare su particolare. Abbiamo organizzato matrimoni sugli scogli e in mezzo ai boschi, su velieri e spiagge, in posti selvaggi e tradizionali ma utilizzando magari inserti teatrali e performance musicali».
Il suo cliente tipo?
«Per lo più stranieri: americani, inglesi, russi, arabi. Arrivano un po’ da tutto il mondo concretizzando il mio lavoro di “destination planner” in cui credo da sempre perché è un’attività che da valore alla destinazione e dunque in questo caso alla Sardegna. Organizzare un matrimonio per sposi e ospiti che arrivano dall’estero significa non solo pianificare cerimonia e ricevimento ma anche il viaggio di nozze e i tour nell’isola per gli invitati. Questo business è molto importante per il mercato turistico della Sardegna, crea un considerevole indotto. Il “destination planner” coinvolge gruppi di 200 persone per volta appoggiandosi al settore dei trasporti, a quello alberghiero e manifatturiero creando link con moltissimi operatori turistici diffusi sul territorio».
I suoi matrimoni non sono però per tutte le tasche.
«Ma certo che sì. Partiamo dai sogni e dal budget degli sposi per trovate soluzioni su misura per tutti. A volte le cose più semplici sono anche le più belle».
C’è un matrimonio che ha in testa e che vorrebbe fare?
«Il mio sogno è fare un “glamping”: un misto di glamour e camping. Impazza in Canada, dove si sposano nella zona dei grandi laghi in location immerse nel verde, ma le tende sono esempi di tecnologia e lusso. In Sardegna si potrebbe organizzare sul lago Omodeo».
Al suo matrimonio ha mai pensato? Come lo sogna?
«Ci sto pensando proprio in questi giorni sa? Anzi il mio staff mi dice che siamo già in ritardo sulla tabella di marcia. Mi sposo a ottobre e ancora ci son molte cose da fare».
Già decisa la location?
«Io amo la natura, ho sempre sognato di sposarmi in un bosco, per cui ho scelto la tenuta dell’Agnata di De Andrè. Il ricevimento lo faremo tra gli alberi e poi... chissà dobbiamo ancora lavorare sui dettagli».
Lo staff stabile di Mocci è formato da circa venti persone, ognuno è specializzato in un particolare settore organizzativo, perché ogni elemento va curato alla perfezione e ogni collaboratore è indispensabile per far girare senza intoppi un ingranaggio rodato per garantire un servizio impeccabile: dal banqueting al catering, agli addobbi floreali, alla scenografia fino alla torta nuziale.
Com’è nata l’idea di dedicarsi a questo settore? Istinto o analisi di mercato?
«Entrambe le cose. La professione del wedding planner non era ancora arrivata in Italia quando ho deciso di inaugurare la mia attività, ma aveva già molto successo all’estero. La Sardegna è lo scenario perfetto per organizzare matrimoni da favola tra spiagge, boschi, paesaggi incontaminati, siti archeologici. Il mio desiderio era quello di realizzare matrimoni che avessero questa bellezza come sfondo in alternativa alle classiche feste in ristoranti anonimi con annesso dancefloor. Ogni matrimonio che io realizzo è unico, nessuno è uguale all’altro un’esperienza da vivere per sposi ed ospiti. Il mese prossimo ad esempio abbiamo un matrimonio davvero “wild setting” dentro il sito archeologico di Serra Orios».
Per iniziare ci sarà voluto un investimento.
«Sopratutto coraggio, a dire il vero. L’investimento iniziale è stato di quindicimila euro li ho vinti partecipando al programma “Chi vuol esser milionario?” rispondendo a una domanda su Mozart. Lo vidi come un segno del destino, studio musica sin da piccola. Comprai subito un furgoncino su cui stampai l’indirizzo del mio sito web e iniziai a girare su e giù per la Sardegna. Ma i primi clienti arrivarono dall’Australia catturati dal mio blog, internet fu la mossa vincente».
Che tipo di formazione è necessaria per prepararsi a questo lavoro?
«Nel mio caso sin da ragazzina ho studiato recitazione, pianoforte, canto. Per specializzarmi nel settore che più mi interessava mi sono laureata al Dams in “Teatro e organizzazione di eventi” . Portare la magia del teatro nella pianificazione di un matrimonio è stato il mio punto di partenza. Oltre la professionalità e le tecniche acquisite, il wedding planner deve avere anche una cura minuziosa dei dettagli, è fondamentale l’attenzione verso il cliente. Il matrimonio è un giorno speciale, per gli sposi, bisogna saperli seguire con discrezione, gestire la componente emotiva, infondere sicurezza».
Come si lavora per costruire un evento su misura?
«Il mio scopo è quello di concretizzare un sogno nel cassetto, per questo chiedo ai clienti di raccontarmi quello hanno in testa. Se sono stranieri chiedo perché hanno scelto la nostra terra. Ognuno ha i suoi gusti: location, musica, colori. Per ogni matrimonio c’è uno sfondo naturale e un setting scenografico che realizziamo particolare su particolare. Abbiamo organizzato matrimoni sugli scogli e in mezzo ai boschi, su velieri e spiagge, in posti selvaggi e tradizionali ma utilizzando magari inserti teatrali e performance musicali».
Il suo cliente tipo?
«Per lo più stranieri: americani, inglesi, russi, arabi. Arrivano un po’ da tutto il mondo concretizzando il mio lavoro di “destination planner” in cui credo da sempre perché è un’attività che da valore alla destinazione e dunque in questo caso alla Sardegna. Organizzare un matrimonio per sposi e ospiti che arrivano dall’estero significa non solo pianificare cerimonia e ricevimento ma anche il viaggio di nozze e i tour nell’isola per gli invitati. Questo business è molto importante per il mercato turistico della Sardegna, crea un considerevole indotto. Il “destination planner” coinvolge gruppi di 200 persone per volta appoggiandosi al settore dei trasporti, a quello alberghiero e manifatturiero creando link con moltissimi operatori turistici diffusi sul territorio».
I suoi matrimoni non sono però per tutte le tasche.
«Ma certo che sì. Partiamo dai sogni e dal budget degli sposi per trovate soluzioni su misura per tutti. A volte le cose più semplici sono anche le più belle».
C’è un matrimonio che ha in testa e che vorrebbe fare?
«Il mio sogno è fare un “glamping”: un misto di glamour e camping. Impazza in Canada, dove si sposano nella zona dei grandi laghi in location immerse nel verde, ma le tende sono esempi di tecnologia e lusso. In Sardegna si potrebbe organizzare sul lago Omodeo».
Al suo matrimonio ha mai pensato? Come lo sogna?
«Ci sto pensando proprio in questi giorni sa? Anzi il mio staff mi dice che siamo già in ritardo sulla tabella di marcia. Mi sposo a ottobre e ancora ci son molte cose da fare».
Già decisa la location?
«Io amo la natura, ho sempre sognato di sposarmi in un bosco, per cui ho scelto la tenuta dell’Agnata di De Andrè. Il ricevimento lo faremo tra gli alberi e poi... chissà dobbiamo ancora lavorare sui dettagli».
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