La Nuova Sardegna

Viralità del male, i nuovi fanatismi 

di Titti Santamato
Viralità del male, i nuovi fanatismi 

Gli effetti di Facebook e Twitter sull’opinione pubblica nel saggio di Federico Mello

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Al fanatismo come l’abbiamo conosciuto negli ultimi anni si sono aggiunte forme nuove, più solipsistiche: il «fanatismo da cameretta», il «fanatismo dell'Io e i lupi solitari» e ci sono anche «i nichilisti senza utopie». Impensabili prima dell'avvento di Internet.

In “La viralità del male. Storia di nuovi fanatici” (Baldini & Castoldi, 160 pagine, 16 euro) Federico Mello, giornalista, classe 1977, racconta i nuovi fanatici, raccogliendo le loro storie, le loro allucinazioni e le loro psicosi. Dagli attentati di Parigi a quello di Berlino, passando per le stragi di Dacca, Nizza, Monaco e Oslo (quella compiuta da Anders Breivik che uccise oltre 70 studenti) sempre più spesso il terrore invade le nostre città lasciandoci attoniti. Il fanatismo che sembrava governabile, nella nostra società ipermediatica è invece progressivamente esploso e ci minaccia da vicino, insidia le nostre vite, punta a trasformare le nostre sicurezze in paura.

«Sul web ogni tipo di fanatismo è in grado di offrire una sua bolla nella quale chiunque può rinchiudersi, ognuno può trovare la “pace dietro le sbarre di una visione assoluta” che taglia il mondo fuori. È così che il male diventa virale», scrive Mello che ha già pubblicato “Il lato oscuro delle stelle” (2014) e “Le confessioni di un nerd romantico” (2016). «La paura è un prodotto efficace tanto sul mercato della politica che in quello editoriale – scrive Mello –. In forme varie e diverse intensità, dei tratti fanatici si sono radicati nell'offerta politica populista che basa la sua propaganda su una divisione della società in bianco e nero, in buoni e cattivi».

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