La Nuova Sardegna

Tea Falco: «Da Tangentopoli a oggi, un’Italia che non cambia»

Alessandro Pirina
Tea Falco: «Da Tangentopoli a oggi, un’Italia che non cambia»

L'attrice siciliana in giuria al Figari film fest di Golfo Aranci

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Tea Falco giurata d’eccezione al Figari film fest di Golfo Aranci. L’attrice siciliana, protagonista delle serie di Sky “1992” e “1993”, fa parte del lungo elenco di star del cinema e della tv che quest’estate animano il festival dei cortometraggi, giunto alla settima edizione. Una lista che comprende anche Anna Galiena, Diana Del Bufalo, Matteo Branciamore e Nina Senicar, presenti sul lungomare di Golfo Aranci ogni sera fino a domenica, quando si volgerà la cerimonia di premiazione. Tea Falco è stata la prima ad arrivare lunedì sera. Non era mai stata in Sardegna. «È molto bella, e molto simile alla mia Sicilia, ma in modo diverso. Sembra una Sicilia più piccola». Per lei non è la prima volta in una giuria, lo era già stata a Montreal, Guadalajara, Cortina. E ora il Figari. «Ho fatto diverse esperienze. A Golfo Aranci sto vedendo corti molto interessanti. La qualità è davvero alta».

Nel cinema lei ha lavorato con Bernardo Bertolucci e Carlo Verdone. Che ricordi ha di quelle due esperienze?

«Sono due maestri. Il primo porta avanti la verità e il secondo la caratterizzazione della verità. Sono state due esperienze bellissime».

La grande popolarità è arrivata con la serie “1992”. All’epoca lei aveva 6 anni.

«Ero piccolissima. A parte gli attentati a Falcone e Borsellino ricordo solo qualche parola. Come Tangentopoli, Mani pulite. E poi Berlusconi».

Che idea si è fatta di quegli anni?

«Cose che sono accadute allora continuano ad accadere oggi. Sono corsi e ricorsi storici. Sono certa che le stesse situazioni si siano verificate anche in un passato più lontano, ma nessuno lo ha mai scoperto perché non c’era nessun Di Pietro a indagare. L’unico modo per fare in modo che certe cose non si ripetano sarebbe togliere il danaro. Ma non è possibile».

In “1992” e “1993” interpreta l’imprenditrice Bibi Mainaghi. C’è qualcosa di simile tra lei e il suo personaggio?

«C’è molta differenza tra la prima e la seconda serie. Il mio personaggio da un anno all’altro cambia radicalmente. E infatti per lo studio del mio ruolo in “1993” non ho lavorato granché. Ho fatto me stessa, non mi sono sforzata molto. È stato più difficile il primo anno fare l’antipatica e cambiare la mia voce».

Qual è lo stato di salute del cinema italiano?

«Sta affrontando una evoluzione. Noi abbiamo sempre concepito il cinema come andare in sala e assistere alla proiezione. Oggi non è più così. Tutto sta cambiando. Bisogna capire se in positivo o in negativo. La gente è sempre più social, il cinema sta diventando sempre più piccolo in uno schermo del computer. Questo porterà i produttori a investire meno in certe cose e di più in altre».

Dal 2018 Cannes cambierà il regolamento: saranno ammessi in concorso solo film che andranno in sala. Una sfida a Netflix. Con chi si schiera?

«Non me la sento di esprimere un giudizio, hanno ragione tutti e due. Quel che è certo è che il pubblico andrà sempre meno a seguire i film in sala. Questa è l’evoluzione. O l’involuzione».

I progetti di Tea Falco?

«Oltre “1994”, che andrà in onda nel 2018 su Sky, ho girato per la Rai due puntate di “Non uccidere”, in cui interpreto due gemelle. E poi sto finendo il primo documentario da regista, “Ceci n’est pas un Cannolo”, un esperimento antropologico su 20 personaggi siciliani».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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