Tea Falco: «Da Tangentopoli a oggi, un’Italia che non cambia»
L'attrice siciliana in giuria al Figari film fest di Golfo Aranci
Tea Falco giurata d’eccezione al Figari film fest di Golfo Aranci. L’attrice siciliana, protagonista delle serie di Sky “1992” e “1993”, fa parte del lungo elenco di star del cinema e della tv che quest’estate animano il festival dei cortometraggi, giunto alla settima edizione. Una lista che comprende anche Anna Galiena, Diana Del Bufalo, Matteo Branciamore e Nina Senicar, presenti sul lungomare di Golfo Aranci ogni sera fino a domenica, quando si volgerà la cerimonia di premiazione. Tea Falco è stata la prima ad arrivare lunedì sera. Non era mai stata in Sardegna. «È molto bella, e molto simile alla mia Sicilia, ma in modo diverso. Sembra una Sicilia più piccola». Per lei non è la prima volta in una giuria, lo era già stata a Montreal, Guadalajara, Cortina. E ora il Figari. «Ho fatto diverse esperienze. A Golfo Aranci sto vedendo corti molto interessanti. La qualità è davvero alta».
Nel cinema lei ha lavorato con Bernardo Bertolucci e Carlo Verdone. Che ricordi ha di quelle due esperienze?
«Sono due maestri. Il primo porta avanti la verità e il secondo la caratterizzazione della verità. Sono state due esperienze bellissime».
La grande popolarità è arrivata con la serie “1992”. All’epoca lei aveva 6 anni.
«Ero piccolissima. A parte gli attentati a Falcone e Borsellino ricordo solo qualche parola. Come Tangentopoli, Mani pulite. E poi Berlusconi».
Che idea si è fatta di quegli anni?
«Cose che sono accadute allora continuano ad accadere oggi. Sono corsi e ricorsi storici. Sono certa che le stesse situazioni si siano verificate anche in un passato più lontano, ma nessuno lo ha mai scoperto perché non c’era nessun Di Pietro a indagare. L’unico modo per fare in modo che certe cose non si ripetano sarebbe togliere il danaro. Ma non è possibile».
In “1992” e “1993” interpreta l’imprenditrice Bibi Mainaghi. C’è qualcosa di simile tra lei e il suo personaggio?
«C’è molta differenza tra la prima e la seconda serie. Il mio personaggio da un anno all’altro cambia radicalmente. E infatti per lo studio del mio ruolo in “1993” non ho lavorato granché. Ho fatto me stessa, non mi sono sforzata molto. È stato più difficile il primo anno fare l’antipatica e cambiare la mia voce».
Qual è lo stato di salute del cinema italiano?
«Sta affrontando una evoluzione. Noi abbiamo sempre concepito il cinema come andare in sala e assistere alla proiezione. Oggi non è più così. Tutto sta cambiando. Bisogna capire se in positivo o in negativo. La gente è sempre più social, il cinema sta diventando sempre più piccolo in uno schermo del computer. Questo porterà i produttori a investire meno in certe cose e di più in altre».
Dal 2018 Cannes cambierà il regolamento: saranno ammessi in concorso solo film che andranno in sala. Una sfida a Netflix. Con chi si schiera?
«Non me la sento di esprimere un giudizio, hanno ragione tutti e due. Quel che è certo è che il pubblico andrà sempre meno a seguire i film in sala. Questa è l’evoluzione. O l’involuzione».
I progetti di Tea Falco?
«Oltre “1994”, che andrà in onda nel 2018 su Sky, ho girato per la Rai due puntate di “Non uccidere”, in cui interpreto due gemelle. E poi sto finendo il primo documentario da regista, “Ceci n’est pas un Cannolo”, un esperimento antropologico su 20 personaggi siciliani».
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