La Nuova Sardegna

L’Ardia del mattino chiude la grande festa 

di Maria Antonietta Cossu

Ieri subito dopo l’alba la corsa intorno al santuario  Dopo dubbi e polemiche, un bilancio decisamente positivo

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SEDILO. Trent’anni d’attesa coronati da un’Ardia perfetta. Pasquale Mureddu ha diretto e interpretato la sua corsa come per tanto tempo aveva vagheggiato, con autorevolezza e maestria. Il capocorsa è stato sapiente regista di un’impeccabile prova corale: trascinante, composta e senza drammi. «E’ l’Ardia che ho sempre desiderato: senza incidenti a uomini e animali», ha dichiarato la prima pandela al termine della cavalcata che ieri mattina si è ripetuta nei tornanti di Monte Isei per onorare San Costantino.

Nell’Ardia dei primati, ribattezzata così per i progressi compiuti su più fronti, Pasquale Mureddu ne vanta uno personale. Il primo cavaliere è tra i pochi a poter dire di aver guidato la corsa equestre con i figli accanto; uno alla sua prima partecipazione e l’altro nel ruolo di scorta. «Sono onorato di averli avuti al mio fianco», ha commentato Mureddu, che ha avuto due complici perfetti anche nelle due pandeledde. «E’ l’Ardia che sognavo: poter partire e poi ritornare in paese tutti sorridenti», ha raccontato la terza bandiera, Fabrizio Delogu, anticipando le parole della seconda, Giovanni Norio. «E’ finita come meglio non poteva, in una festa, non ho parole per descrivere cos’è stata questa esperienza».

Forse un connubio di passione, fede e voglia di protagonismo. Di certo un incastro perfetto fra tradizione e regole. Ieri un coro di voci ha sottolineato l’efficacia di questa combinazione. «Perseguivamo tutti l’obiettivo della sicurezza e il fatto che ogni componente della manifestazione e i rappresentanti delle forze dell’ordine si siano seduti al tavolo discutendo e confrontandosi ha dato i suoi frutti», ha detto il sindaco Salvatore Pes. Che prescrizioni e tradizione possano convivere lo sostiene anche il questore di Oristano Giovanni Aliquò. «L’Ardia è da preservare; ha le sue regole, bisogna solo vedere come adattarle alla manifestazione. Tradizione e legalità sono due ambiti perfettamente compatibili», ha detto.

La festa ha regalato forti emozioni attraverso la spettacolare rappresentazione del combattimento fra esercito cristiano e milizie pagane che si consumò in riva al Tevere 1705 anni fa. I sessanta cavalieri scesi in pista ieri hanno dato vita a una corsa bella e coinvolgente, dai ritmi sostenuti nei punti malagevoli e lenti nella spirale disegnata attorno al santuario durante i giri votivi. L’operazione sicurezza ha richiesto un lungo lavoro sottotraccia, di mediazione e comunicazione che ha tenuto all’onda d’urto del terremoto della vigilia. Dettando forse un cambio di passo. «Il primo segnale di distensione è arrivato dai cavalieri nel momento in cui hanno sottoposto a controllo 140 cavalli. Hanno dato dimostrazione di maturità», ha sottolineato il comandante della compagnia dei carabinieri di Ghilarza Alfonso Musumeci. Il parroco ha parlato di spirito di gruppo. «Ci adopereremo per proseguire lungo questa strada», ha affermato don Battistino Mongili. Il dialogo è stato la chiave di volta. «Se tutti collaboriamo – ha rimarcato il presidente dell’associazione Santu Antinu, Giuseppe Spada –. Regole e manifestazione possono convivere senza sconvolgere nulla».

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