La Nuova Sardegna

Un mare di smeraldo nell’eden di Tavolara

di Grazia Brundu
Un mare di smeraldo nell’eden di Tavolara

Una distesa di sabbia bianca e vellutata di origine granitica 

3 MINUTI DI LETTURA





OLBIA. La sua sagoma è una presenza familiare in tutto il Golfo di Olbia. Un punto fisso all’orizzonte, che aiuta ad orientarsi e fa sognare un altrove a portata di mano, o di gommone. Come una grande nave di roccia (ma per alcuni è un dinosauro addormentato), Tavolara spunta ad est, con la prua, rappresentata da Capo Timone, rivolta al mare aperto e all’Italia, e la poppa, vicina alle coste nord-orientali della Sardegna, allineata con Loiri Porto San Paolo. Proprio con il piccolo comune gallurese, l’isola, lunga sei chilometri e larga uno, è collegata direttamente, grazie ai traghetti che in estate garantiscono traversate giornaliere della durata di una ventina di minuti. Chi ha la fortuna di possedere un’imbarcazione, o vuole noleggiarne una, però, può decidere da sé andata e ritorno su questo piccolo eden circondato dal mare, che dal 1997, insieme a Molara e Molarotto, fa parte dell’Area naturale marina protetta Tavolara-Punta Coda Cavallo.

Sull’isola di Tavolara si attracca nel porticciolo che si apre nella parte più occidentale dell’isola, occupata da una lunga spiaggia formata da tre cale e conosciuta come “Spalmatore di Terra”. Una distesa di sabbia fine, bianca, vellutata, originata dalla decomposizione di graniti e calcari, punteggiata da gigli di mare e avvolta in un’atmosfera esotica che non ha niente da invidiare alle cartoline dei più famosi paradisi tropicali. Soprattutto al tramonto, quando il sole, prima di sparire all’orizzonte, regala delicate sfumature di rosa. Un set perfetto per una serata romantica, da trascorrere in uno dei due ristorantini sul lido, o davanti allo schermo del Festival del cinema di Tavolara, che nella seconda metà di luglio richiama attori, registi e appassionati della settima arte.

Ad attirare i turisti, però, è soprattutto il mare che bagna l’isola. Le acque, dai fondali ricoperti da una fitta prateria di posidonia, sono molto frequentate dai sub, che possono contare sul supporto di diversi centri autorizzati per il diving. Uno dei punti di immersione più rinomati è Teddja Liscia, ricco di anfratti popolati da unavariegata fauna marina, della quale fanno parte anche diverse specie protette di invertebrati, come spugne, nacchere, cicale e stelle marine. Sulla superficie e lungo le coste, poi, non è infrequente avvistare piccoli branchi di delfini. Tavolara è un vera e propria riserva a cielo aperto anche per uccelli come il Marangone dal ciuffo e la Berta minore, mentre le rocce sono popolate da colonie di capre selvatiche, che si incontrano facilmente durante l’arrampicata verso Punta Cannone, da dove la vista spazia su Capo Figari fino alle Bocche di Bonifacio.

Proprio alle capre è legata una delle leggende locali. Nell’Ottocento, infatti, Tavolara era conosciuta anche come “l’isola delle capre” dai denti d’oro, per la colorazione della loro dentatura dovuta al consumo abituale di piante endemiche. Questa caratteristica attirò la curiosità del re Carlo Alberto, durante una visita che ebbe, tra altre conseguenze, anche quella di sancire la sovranità sull’isola di Giuseppe Bertoleoni, di origini corso-genovesi, autopraclamatosi unico signore di questo minuscolo regno acquatico. I discendenti del re di Tavolara oggi possiedono due ristoranti sulla spiaggia, ma l’isola è di proprietà della famiglia Marzano, fatta eccezione per una parte espropriata dalla Nato come servitù militare.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google

Primo Piano
Il provvedimento

Abusi edilizi e scarichi irregolari: chiuso il ristorante “Sapore di mare”, ex Chicca Piperita

di Argentino Tellini
Le nostre iniziative