Porto Cervo, Paolo Crepet spiega la rivoluzione social
di Giuseppe Pulina
PORTO CERVO. È stata ormai individuata come una delle maggiori emergenze educative dei nostri tempi. Crescere e diventare adulti nell’era dei social non è facile. Le tecnologie digitali messe al...
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PORTO CERVO. È stata ormai individuata come una delle maggiori emergenze educative dei nostri tempi. Crescere e diventare adulti nell’era dei social non è facile. Le tecnologie digitali messe al servizio della crescita individuale ottengono spesso l’effetto opposto al fine per il quale, sulla carta, sono state ideate e diffuse.
Capita così di essere sempre più soli nell’era di facebook, instagram e twitter. Per mettere il dito nella piaga e per provare a definire le prospettive di un nuovo umanesimo, l’Istituto Euromediterraneo ha deciso di dedicare proprio a questo tema l’incontro annuale che, da diversi anni a questa parte, organizza ogni agosto a Porto Cervo. Incontro che avrà luogo venerdì 11 alle 19,nella piazzetta del centro smeraldino. In passato furono ospiti dello Iem e del suo direttore, don Raimondo Satta, scienziati, giornalisti, antropologi e scrittori del calibro di Margherita Hack, Paolo Mieli, Aldo Natale Terrin e Salvatore Niffoi.
Questa volta il compito di affrontare il tema dei social network toccherà a Paolo Crepet, uno dei nomi mediatici della psichiatria, il cui ultimo libro (“Baciami senza rete”, Mondadori), uscito nel 2016, prende in esame proprio le questioni di cui si parlerà a Porto Cervo. Intervistato da don Satta, il parroco di Porto Cervo, Crepet sarà chiamato a dire la sua su quella sorta di rivoluzione antropologica che si sta consumando sotto il segno delle nuove tecnologie. Per quanto severa e preoccupata, la sua analisi non sconfinerà nell’apocalittico.
La posta in gioco è altissima, visto che a essere a rischio sono le dinamiche relazionali e i processi di crescita individuale. I social stanno forgiando nuovi stili di vita, mettendo in discussione la solidità (oggi, a quanto pare, solo presunta) di vecchie prassi e valori. Oggi si parla di “diritto all’oblio”, ma è chiaro che, una volta immesse nella grande rete, le informazioni che ci riguardano possono avere una vita quasi eterna. Ma quanto è possibile oggi prefigurare un mondo senza “rete”? Quanto possiamo e dobbiamo farne a meno? A queste e a tante altre domande insidiose sarà chiamato a dare risposta Paolo Crepet.
Capita così di essere sempre più soli nell’era di facebook, instagram e twitter. Per mettere il dito nella piaga e per provare a definire le prospettive di un nuovo umanesimo, l’Istituto Euromediterraneo ha deciso di dedicare proprio a questo tema l’incontro annuale che, da diversi anni a questa parte, organizza ogni agosto a Porto Cervo. Incontro che avrà luogo venerdì 11 alle 19,nella piazzetta del centro smeraldino. In passato furono ospiti dello Iem e del suo direttore, don Raimondo Satta, scienziati, giornalisti, antropologi e scrittori del calibro di Margherita Hack, Paolo Mieli, Aldo Natale Terrin e Salvatore Niffoi.
Questa volta il compito di affrontare il tema dei social network toccherà a Paolo Crepet, uno dei nomi mediatici della psichiatria, il cui ultimo libro (“Baciami senza rete”, Mondadori), uscito nel 2016, prende in esame proprio le questioni di cui si parlerà a Porto Cervo. Intervistato da don Satta, il parroco di Porto Cervo, Crepet sarà chiamato a dire la sua su quella sorta di rivoluzione antropologica che si sta consumando sotto il segno delle nuove tecnologie. Per quanto severa e preoccupata, la sua analisi non sconfinerà nell’apocalittico.
La posta in gioco è altissima, visto che a essere a rischio sono le dinamiche relazionali e i processi di crescita individuale. I social stanno forgiando nuovi stili di vita, mettendo in discussione la solidità (oggi, a quanto pare, solo presunta) di vecchie prassi e valori. Oggi si parla di “diritto all’oblio”, ma è chiaro che, una volta immesse nella grande rete, le informazioni che ci riguardano possono avere una vita quasi eterna. Ma quanto è possibile oggi prefigurare un mondo senza “rete”? Quanto possiamo e dobbiamo farne a meno? A queste e a tante altre domande insidiose sarà chiamato a dare risposta Paolo Crepet.
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