La Nuova Sardegna

Omicidio ad Albinei, paese di fossili viventi

di Alessandro Marongiu
Omicidio ad Albinei, paese di fossili viventi

Da oggi in edicola “Lo stato delle anime” di Giorgio Todde 

4 MINUTI DI LETTURA





«Ad Abinei le case di pietra sono sempre le stesse perché nulla si moltiplica o diminuisce nel paese fossile. Lo stato delle anime della comunità colpisce per il fatto che i morti sono compensati con esattezza dai nati e per questo motivo le case sono le stesse e invariato il numero dei fuochi. Anche gli animali, come gli uomini, nascono e muoiono in misura uguale. Si entra tra le anime del paese attraverso una membrana, come sempre, e se ne esce all’estremità opposta, uomini e animali, attraverso una membrana aritmetica che si richiude subito dietro chi l’ha passata». Inizia così “Lo stato delle anime” di Giorgio Todde, da oggi in edicola con La Nuova Sardegna per la collana “Maestri sardi del giallo”, ed è un inizio fulminante, straniante e immaginifico, perfetto preludio alle pagine che seguiranno.

Ad aprire le danze è don Càvili, custode dell’equilibrio numerico degli abitanti della piccola Abinei: che ottocentootto sono da lungo tempo, e ottocentootto è bene che rimangano. È una questione di ordine, di un ordine superiore: se venisse meno, sarebbe il caos. Così, quando a una nuova nascita corrisponde subito la morte della moglie del notaio Arras, tutto pare riassestarsi senza sconvolgimenti. Non fosse che il medico condotto Pierluigi Dehonis sospetta che dietro quel decesso non ci sia la Natura ma la mano dell’uomo: eccolo allora vergare due telegrammi, uno «al vicino tribunale di Nunei, nel quale richiede l’intervento del magistrato del paese»; l’altro a Cagliari, «all’amico Efisio Marini, suo compagno di studi a Pisa, ora medico sezionatore diventato famoso per la capacità di pietrificare i cadaveri e renderli al bisogno di nuovo flessibili». Per capire come la vecchia Arras è stata uccisa, quest’ultimo è il più indicato: nessuno infatti è pratico di corpi senza vita come lui, capace com’è diventato con i suoi esperimenti di ricomporre post-mortem «la materia destinata al massimo disordine».

È a questo punto che fa la sua entrata in scena il grande protagonista del romanzo, quell’Efisio Marini che i lettori de La Nuova hanno già avuto modo di conoscere con “L’estremo delle cose”, il quinto titolo della serie che gli ha dedicato Todde, uscito con il quotidiano lo scorso 7 luglio. Imbalsamatore e pietrificatore realmente vissuto tra il 1835 e il 1900, Marini fu celebre e acclamato in tutta Europa tranne che nella natia Cagliari, dove fu tanto avversato da decidere di trasferirsi e finire i suoi giorni a Napoli. Partendo dal personaggio storico, Todde modella una mirabile caratterizzazione di fantasia: il suo Marini alterna la più ferrea logica e la più scientifica osservazione dei fatti a un lato infantile che lo porta a voler stupire a tutti i costi chi gli sta intorno; è saccente e spesso indisponente, forte del suo sapere, ma si sente comunque sempre in competizione, in questo caso in special modo con don Càvili; proietta l’ombra del suo pensiero sugli altri facendoli incupire, ma lui, da tale proiezione, riesce persino a trarre vigore. Quando Teresa Arras è distesa davanti a lui sul tavolo settorio, l’imbalsamatore impiega poco per concludere che è stata avvelenata con dell’acido psammico.

Principale indiziata è una giovane donna di straordinaria bellezza, Graziana Bidotti: per i paesani non può che essere colpevole proprio «a causa della bellezza e di tutto quello che di male e segreto è collegato alla bellezza», mentre per il capitano Pescetto la causa è differente, come spiega per lettera al procuratore di Nunei: in quanto figlia, pur se illegittima, del defunto notaio Arras, «Bidotti Graziana risulta l’unica destinataria dell’eredità della Arras Milena la quale aveva espresso, in contrasto con il testamento del marito, la volontà di lasciare i suoi beni alla diocesi di questa regione. Per questo motivo i sospetti cadono sulla suddetta e si richiede a l’autorizzazione all’arresto preventivo».

L’evolversi della vicenda costringe però Marini, Dehonis e Pescetto a continuare nella ricerca della verità, perché dopo esser stata interrogata Graziana viene ritrovata con il collo spezzato, e dopo di lei viene ammazzato anche il maggiorente di Abinei Rais Manca, suo ex amante. Ma poiché i tempi delle indagini si dilatano, Efisio deve far ritorno a Cagliari. In città l’idea di quell’omicida tanto raffinato che si permette di sfidarlo apertamente non lo abbandona, e con il passare delle settimane si fa anzi rovello fisso. Poi un giorno, mentre assiste a un discorso del presidente della Società degli operai, Efisio «è colpito da una frase: «Senza preconcetti ha esplorato il mondo dei morti». La parola preconcetti gli arriva al cervello come una freccia, un raggio, e nella testa sente un rimescolamento brusco e rumoroso. Smette di ascoltare. Lui… lui ha pensato ai fatti di Abinei partendo da preconcetti! Cieco, era stato cieco e aveva considerato tutto da un unico punto di vista. I preconcetti hanno oscurato la strada della verità. Ma ora la strada è sgombra.. Ha capito, ha capito!». Inchiodare il vero assassino alle sue responsabilità sarà per Marini un nuovo, ulteriore gioco massimamente divertente.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google

Primo Piano
Maltempo

Meteo Giuliacci, ciclone in arrivo: piogge intense e temperature in picchiata

Le nostre iniziative