“Il nome della rosa” arriva in palcoscenico
I Roses, tornati impietosamente l'uno contro l'altro, e le risate che un tempo furono per Lemmon e Matthau. L'omaggio a Cerami, lo sceneggiatore da Oscar di tanti film di Benigni (e non solo). E poi...
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I Roses, tornati impietosamente l'uno contro l'altro, e le risate che un tempo furono per Lemmon e Matthau. L'omaggio a Cerami, lo sceneggiatore da Oscar di tanti film di Benigni (e non solo). E poi Germi, Loy, Monicelli. Persino un capolavoro del muto tedesco, con uno dei più corteggiati divi nostrani. È il teatro della stagione che vedremo, pronta ad alzare il sipario su una lunga carrellata di titoli «rubati» al cinema in cartellone. Tra i più attesi, «Il nome della rosa». Tra monasteri, libri misteriosi e inspiegabili omicidi, a tradurre per la prima volta per la scena il best seller di Umberto Eco, diventato film nell'86 con Sean Connery nella parte di Guglielmo da Baskerville, è Stefano Massini, autore di grido delle ultime stagioni, a partire già dalla Leman Trilogy. La regia è di Leo Muscato, con, tra gli altri, Renato Carpentieri, Luigi Diberti e Luca Lazzareschi (in tournée dal 17 ottobre al Della Corte di Genova). Sarà invece una prova d'attore l'omaggio a Vincenzo Cerami di Massimo Dapporto. A quarant'anni dal romanzo e dal film che ne trasse Mario Monicelli con un Alberto Sordi da annali, eccolo nella prima volta a teatro di «Un borghese piccolo piccolo», con la tragedia di un padre che si vede scippare l'agognato posto fisso per il figlio, ora diretta da Fabrizio Coniglio (17 ottobre Eliseo di Roma e poi tournée). E ancora, grande richiamo per «La guerra dei Roses». Al cinema, a lanciarsi piatti e a scardinare ipocrisie dell'istituzione familiare, erano Kathleen Turner e Michael Douglas. Ora sono Ambra Angiolini e Matteo Cremon, diretti da Filippo Dini, nella black comedy di Warren Adler (da ottobre in tournée).
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