La Nuova Sardegna

Il santuario di Punta Unossi, dedicato ai culti dell’acqua

di Salvatore Tola
Il santuario di Punta Unossi, dedicato ai culti dell’acqua

L’attenzione dei primi cultori dell’archeologia in Sardegna si diresse verso i nuraghi: il loro numero, le loro caratteristiche costruttive, la funzione che potevano aver avuto. Solo più tardi ci si...

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L’attenzione dei primi cultori dell’archeologia in Sardegna si diresse verso i nuraghi: il loro numero, le loro caratteristiche costruttive, la funzione che potevano aver avuto. Solo più tardi ci si è resi conto che gli antichi sardi, così abili nella lavorazione delle pietre, le avevano rivolte anche ad altri impieghi, ad altri significati. E sono venuti alla luce edifici dalle caratteristiche diverse, originali. Tra questi sono comparse di recente le «rotonde». Per vederne una ci si può inoltrare nel territorio di Florinas, a pochi chilometri da Sassari.

Dal centro dell’abitato si imbocca la via Roma, che conduce in periferia e trova continuazione in una strada di penetrazione agraria, quasi tutta asfaltata e facilmente percorribile, che si dirige verso sud. Dopo quattro km un segnale indica di svoltare in una diramazione a sinistra, e subito ci si trova al centro dell’area archeologica, detta di Punta Unossi.

Sul costone roccioso che si leva a sinistra sono i resti di un nuraghe, posto come di consueto a vedetta della zona, mentre la rotonda e gli altri edifici sono distribuiti in un pianoro sottostante. Area anche questa dominante, offre la vista su un’ampia distesa di colline e si affaccia sulla vallata del rio Mannu, dove si coltiva il carciofo. I resti della rotonda si riconoscono perché la muratura esterna è isodoma, ossia realizzata con pietre ben conformate e rifinite, come si faceva per gli edifici sacri. E difatti gli archeologi sono concordi nel ritenerla un tempio. In una costruzione analoga scoperta in agro di Genoni è stata rinvenuta una canaletta nella quale veniva con tutta probabilità fatta scorrere dell’acqua. Si può perciò pensare che anche le rotonde fossero destinate al culto dell’acqua anche se non era stata rinvenuta nel sottosuolo, come nel caso dei pozzi sacri.

Di fatto la rotonda di Punta Unossi faceva parte di un «villaggio santuario». Tutt’intorno si notano i resti di un recinto di forma rettangolare e di numerose capanne.

Tra queste la più grande è stata identificata come «capanna delle riunioni», analoga a quella vicina al nuraghe Palmavera di Alghero. Sono simili infatti sia il bancone-sedile che delimita lo spazio interno che il basamento posto al centro: predisposto non per il fuoco, come si potrebbe pensare, ma per poggiare un modello di nuraghe che, con lo sviluppo di quella civiltà, era diventato oggetto di culto.

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