«Che grande emozione ritornare all’Asinara»
di Fabio Canessa
Gianfranco Cabiddu ieri sull’isola con “La stoffa dei sogni”
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L’ASINARA. Nessun naufragio, come i protagonisti del suo film. Lo sbarco all’Asinara di Gianfranco Cabiddu è dolce, come il ricordo di quella che si può definire la più grande avventura cinematografica della sua carriera. Tre anni fa sull’isola ha girato il film che inseguiva da una vita, un omaggio a due sue grandi passioni: De Filippo e Shakespeare. Da “L’arte della commedia” del drammaturgo napoletano e dalla sua traduzione dell’opera del Bardo “La tempesta”, parte infatti il lungometraggio “La stoffa dei sogni” che dopo un lungo periodo di post produzione è stato presentato alla Festa del cinema di Roma nell’ottobre del 2015, prima di finire per oltre un anno in “naftalina” ed esplodere con l’uscita nelle sale nel dicembre 2016. Da lì una cavalcata entusiasmante, tante proiezioni non solo in Italia, e consensi da parte del pubblico e della critica. Con tanto di collezione di nomination che hanno portato in alcuni casi a premi importanti. Su tutti il David di Donatello per la miglior sceneggiatura adattata e il Globo d’oro (assegnato dalla stampa estere in Italia) come miglior film.
Un percorso, non ancora finito, ricco di soddisfazioni per il regista Gianfranco Cabiddu tornato ieri all’Asinara per il festival “Pensieri e parole” che ieri ha vissuto a Cala Reale la serata conclusiva dell’edizione di quest’anno. «Sono davvero contento di aver portato il film qua sull’isola - racconta Cabiddu - e tornarci, dopo tanto tempo, è davvero una grande emozionante». Riaffiorano i ricordi, le settimane passate sul set con gli attori. Dai protagonisti Sergio Rubini ed Ennio Fantastichini a tutti gli altri interpreti. Fino a chi non c’è più: Luca De Filippo, presente con un cameo e scomparso dopo le riprese. «Il film è dedicato lui - sottolinea il regista - che interpreta il comandante della nave colpita dal naufragio. Avevo lavorato con il padre Eduardo, lo conoscevo da tempo e ha sempre creduto. Gli avevo proposto anche un ruolo più importante, ma lui ha preferito restare più defilato». Se il riferimento all’opera di De Filippo è stato uno dei tanti elementi capaci di catturare l’attenzione del pubblico, soprattutto italiano, il film ha avuto un forte riscontro anche all’estero, complice probabilmente il riferimento a Shakespeare. «Sia nella tournée negli Stati sia in Europa - evidenzia Cabiddu - ho notato che gli spettatori sono rimasti colpiti per la storia raccontata, dai temi di carattere universale affrontati nel film che sicuramente utilizzando Shakespeare e Eduardo diventa affettuosamente più internazionale». Percorso all’estero che non è finito. Il regista anticipa che a breve sarà impegnato in un giro nei paesi dell’Est e tornerà in Inghilterra, dove è stato invitato a tenere delle lezioni alle università di Leeds e di Londra sulla trasposizione shakesperiana. Una questione più legata al testo, alla sceneggiatura resa ancor più forte dall’ambientazione. Gianfranco Cabiddu ne è convinto: senza l’Asinara non sarebbe stato possibile realizzare il film, almeno in questo modo. «Girare qua è stata davvero una grande avventura - ricorda il regista - Anche dal punto di vista umano. Vivere in un posto come quest’isola, in condizioni particolari per un set cinematografico, senza alberghi e ristoranti, ha permesso a tutti di stare dentro la storia come non succede normalmente. Una situazione estrema, che mi viene da paragonare a “Fitzcarraldo”. Certamente non sono mancate le difficoltà all’inizio, ma superate queste si è formata in quelle settimane di tre anni fa una magia che ha permesso a tutto il cast, tecnico e artistico, di rendere al meglio».
Insomma l’isola ha dato molto al film che attraverso le immagini ne restituisce la bellezza e l’asprezza. Accompagnata da una riflessione che per Gianfranco Cabiddu resta centrale. «Così ferma nel tempo, l’Asinara - precisa il regista - diventa anche una metafora su colonialismo e postcolonialismo. Sul futuro, ancora da scrivere, di un territorio tornato al suo legittimo proprietario. Al quale era stato sottratto così come Prospero prende possesso dell’isola di cui scrive Shakespeare».
Un percorso, non ancora finito, ricco di soddisfazioni per il regista Gianfranco Cabiddu tornato ieri all’Asinara per il festival “Pensieri e parole” che ieri ha vissuto a Cala Reale la serata conclusiva dell’edizione di quest’anno. «Sono davvero contento di aver portato il film qua sull’isola - racconta Cabiddu - e tornarci, dopo tanto tempo, è davvero una grande emozionante». Riaffiorano i ricordi, le settimane passate sul set con gli attori. Dai protagonisti Sergio Rubini ed Ennio Fantastichini a tutti gli altri interpreti. Fino a chi non c’è più: Luca De Filippo, presente con un cameo e scomparso dopo le riprese. «Il film è dedicato lui - sottolinea il regista - che interpreta il comandante della nave colpita dal naufragio. Avevo lavorato con il padre Eduardo, lo conoscevo da tempo e ha sempre creduto. Gli avevo proposto anche un ruolo più importante, ma lui ha preferito restare più defilato». Se il riferimento all’opera di De Filippo è stato uno dei tanti elementi capaci di catturare l’attenzione del pubblico, soprattutto italiano, il film ha avuto un forte riscontro anche all’estero, complice probabilmente il riferimento a Shakespeare. «Sia nella tournée negli Stati sia in Europa - evidenzia Cabiddu - ho notato che gli spettatori sono rimasti colpiti per la storia raccontata, dai temi di carattere universale affrontati nel film che sicuramente utilizzando Shakespeare e Eduardo diventa affettuosamente più internazionale». Percorso all’estero che non è finito. Il regista anticipa che a breve sarà impegnato in un giro nei paesi dell’Est e tornerà in Inghilterra, dove è stato invitato a tenere delle lezioni alle università di Leeds e di Londra sulla trasposizione shakesperiana. Una questione più legata al testo, alla sceneggiatura resa ancor più forte dall’ambientazione. Gianfranco Cabiddu ne è convinto: senza l’Asinara non sarebbe stato possibile realizzare il film, almeno in questo modo. «Girare qua è stata davvero una grande avventura - ricorda il regista - Anche dal punto di vista umano. Vivere in un posto come quest’isola, in condizioni particolari per un set cinematografico, senza alberghi e ristoranti, ha permesso a tutti di stare dentro la storia come non succede normalmente. Una situazione estrema, che mi viene da paragonare a “Fitzcarraldo”. Certamente non sono mancate le difficoltà all’inizio, ma superate queste si è formata in quelle settimane di tre anni fa una magia che ha permesso a tutto il cast, tecnico e artistico, di rendere al meglio».
Insomma l’isola ha dato molto al film che attraverso le immagini ne restituisce la bellezza e l’asprezza. Accompagnata da una riflessione che per Gianfranco Cabiddu resta centrale. «Così ferma nel tempo, l’Asinara - precisa il regista - diventa anche una metafora su colonialismo e postcolonialismo. Sul futuro, ancora da scrivere, di un territorio tornato al suo legittimo proprietario. Al quale era stato sottratto così come Prospero prende possesso dell’isola di cui scrive Shakespeare».
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