A Seneghe la magia tutta sarda del canto in Re
di Piero Marongiu
“Cabudanne de sos poetas”: brividi con la chitarra di Paolo Angeli e l’armonica di Mondo Usai
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SENEGHE. Il “Cabudanne de sos poetas”, settembre dei poeti, 2017 non ha tradito le attese e, prima ancora dei numeri e delle presenze (oltre un migliaio), si è confermato come uno degli eventi culturali più interessanti offerti dall’estate sarda. Ancora una volta Mario Cubeddu, presidente dell’associazione culturale “Perda sonadora” e vera anima del festival, ha avuto ragione. La scelta degli ospiti, da Nada Malanima (bravissima cantautrice, scrittrice e poetessa italiana) al poeta turco Tugrul Tanyol, al chitarrista Paolo Angeli e al polistrumentista Mondo Usai, entrambi maestri nella capacità di modificare gli strumenti musicali della nostra tradizione, passando per il giornalista della Rai John Vignola fino ad arrivare a quei geniacci di Roberto Magnani e Simone Marzocchi, attori del Teatro delle Albe, si è rivelata assolutamente vincente.
Ieri mattina, nella piazza Santa Maria l’etnomusicologo Marcello Marras, conversando con Paolo Angeli e Mondo Usai, ha portato tutti nel mondo magico delle sonorità (e degli strumenti musicali: benas, fisarmonica, chitarra, launeddas) che fanno parte della tradizione isolana che, al di là delle contaminazioni con quelle di altre regioni del mondo, non hanno perso la loro peculiarità, né sono stati sviliti dalle modificazioni cui sono stati sottoposti negli ultimi anni. Straordinaria la chitarra sarda, quella accordata per il canto in Re, preparata da Paolo Angeli, che, all’occorrenza, anziché essere suonata nella maniera classica, grazie all’applicazione di un puntale, assume le sembianze di un contrabasso e si suona con l’archetto; oppure l’armonica modificata da Mondo Usai, inserita in una cassa armonica ricavata da un corno di muflone, che acquista un suono pieno, profondo, straordinario. Tutto questo per dimostrare che anche le tradizioni, come ogni altro aspetto che fa parte del contesto umano, si evolvono ma non si snaturano. Anzi, probabilmente, si arricchiscono.
Bello, in questo “Cabudanne”, anche il tributo che gli organizzatori hanno voluto concedere ad alcuni artisti seneghesi: al poeta in limba Raimondo Usai Ponti, al Coro Polifonico Montiferru (diretto dal Maestro Antonio Lotta), a “Su Cuntrattu de Seneghe” di Antonio Maria Cubadda, al laboratorio di Teatro curato da Mariano Mastinu e Domenico Cubeddu.
Ieri mattina, nella piazza Santa Maria l’etnomusicologo Marcello Marras, conversando con Paolo Angeli e Mondo Usai, ha portato tutti nel mondo magico delle sonorità (e degli strumenti musicali: benas, fisarmonica, chitarra, launeddas) che fanno parte della tradizione isolana che, al di là delle contaminazioni con quelle di altre regioni del mondo, non hanno perso la loro peculiarità, né sono stati sviliti dalle modificazioni cui sono stati sottoposti negli ultimi anni. Straordinaria la chitarra sarda, quella accordata per il canto in Re, preparata da Paolo Angeli, che, all’occorrenza, anziché essere suonata nella maniera classica, grazie all’applicazione di un puntale, assume le sembianze di un contrabasso e si suona con l’archetto; oppure l’armonica modificata da Mondo Usai, inserita in una cassa armonica ricavata da un corno di muflone, che acquista un suono pieno, profondo, straordinario. Tutto questo per dimostrare che anche le tradizioni, come ogni altro aspetto che fa parte del contesto umano, si evolvono ma non si snaturano. Anzi, probabilmente, si arricchiscono.
Bello, in questo “Cabudanne”, anche il tributo che gli organizzatori hanno voluto concedere ad alcuni artisti seneghesi: al poeta in limba Raimondo Usai Ponti, al Coro Polifonico Montiferru (diretto dal Maestro Antonio Lotta), a “Su Cuntrattu de Seneghe” di Antonio Maria Cubadda, al laboratorio di Teatro curato da Mariano Mastinu e Domenico Cubeddu.
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