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«Ecco perché è iniziato il declino»

«Ecco perché è iniziato il declino»

Il sassarese Sergione Casu, ex deejay del Cocoricò, analizza la crisi

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SASSARI. Stagioni che iniziavano a Pasqua e, tempo permettendo, finivano con l’arrivo dell’autunno, locali pieni di gente tutti i giorni d’estate, file interminabili all’ingresso dalle dieci di sera, la corsa per avere il biglietto omaggio. Storie di altri tempi. Perché adesso il format discoteca – almeno così come l’abbiamo conosciuto sin dalla fine degli anni Settanta – sembra essere andato in profonda crisi. E non è un caso se anche in Sardegna – dove però ci sono alcune eccezioni – la maggior parte dei locali sopravvissuti alla decadenza (tantissimi sono diventati supermercati) durante la bella stagione aprono quasi soltanto nel weekend e già all’inizio di settembre chiudono i battenti. Nella costa nord orientale, tanto per fare qualche esempio di posti molto alla moda, al momento resistono soltanto il “Ritual” di Baja Sardinia e il “Sottovento” di Porto Cervo, mentre sul “Just Cavalli” e il “Billionaire è calato il sipario.

La verità, secondo gli esperti del settore, è che la formula stile “Saturday night fever” ha iniziato la sua parabola discendente già da parecchio tempo. E i giovani ora sembrano preferire i club e le feste in spiaggia. Una tendenza nazionale che non risparmia neanche località come Rimini e Riccione, dove sulla discoteca si era costruita una vera e propria industria capace di dare moltissimi posti di lavoro e di generare un indotto spaventoso. Ma tant’è.

Sergione Casu, sassarese, che oltre ad aver lavorato come deejay nei migliori locali europei è stato anche il titolare della consolle al mitico Cocoricò, il tempio del divertimento della riviera romagnola, prova a dare una spiegazione al fenomeno. «A livello nazionale – dice – il declino è sotto gli occhi di tutti e personalmente lo imputo alla fuga dei creativi, che grazie all’avvento dei social hanno avuto la possibilità di raggiungere un pubblico più ampio per mostrare la loro arte. La discoteca – continua – è stata sostituita quindi da un enorme palcoscenico virtuale, perdendo così il suo ruolo di fucina artistica o di moda all’avanguardia. L'esempio sono i gemelli Din e Dan, meglio noti come Dsquared, che curavano l'immagine dell’animazione del Cocorico». Tutte cose da dimenticare. «La conseguenza inevitabile – aggiunge – è stata la crescita di situazioni alternative come il discobar o le feste in spiaggia, che propongono lo stesso divertimento senza far pagare un biglietto d’ingresso. Surrogati noiosi, soltanto palcoscenici per tatuati che copiano gli influencer del momento. Alla fine – conclude – il risparmio vince su tutto: per i deejay la tecnologia è stata devastante. Il sunto è che mentre prima si faceva la moda adesso la si segue. E chi segue sta sempre indietro». (andr.mass.)

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