All’Alberghiero non si impara solo la Cucina
di Giovanni Fancello
E’ ineluttabile, dopo l’estate, arriva settembre e tutto ricomincia. Si ritorna al lavoro e con lo zaino in spalla, si riprende anche a studiare. Anche le scuole alberghiere si riempiranno, pronte a...
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E’ ineluttabile, dopo l’estate, arriva settembre e tutto ricomincia. Si ritorna al lavoro e con lo zaino in spalla, si riprende anche a studiare. Anche le scuole alberghiere si riempiranno, pronte a sfornare professionisti di cucina e di sala. Fondamentale, come per tutte le scuole, è la sede che deve essere nobile, accogliente e calorosa, dove docenti autorevoli devono entrare in sintonia con discepoli motivati ed interessati.
Una sede dove progettare conoscenza e praticare concetti precisi con metodi di insegnamento professionali, rigorosi, ordinati ed efficaci. Ai cuochi si insegnerà a conoscere la materia prima, perché solo se si elabora bene un grande e prezioso ingrediente, si ha una grande cucina. Ma tutto ciò non basta, è necessario impadronirsi delle tecniche di trasformazione che esaltano la versatilità per degustare al meglio il prodotto finale. I cibi “buoni da mangiare”, sono anche “buoni da pensare” e saper cucinare non è solo un atto manuale, ma anche culturale. Non solo Cucina, ma anche uno sguardo verso quelle attività collaterali, indispensabili per imbandire una buona tavola e quindi non solo deliziare con il gusto gli ospiti, ma anche con la vista, trasmettendo i concetti del buon ricevere e dell'eleganza della tavola, per rendere unici tutti quei momenti che si celebrano nelle mura di casa o in una sala di ristorante.
Ospitare con raffinatezza è una pregevole norma e conoscere le regole che disciplinano le “Buone maniere a tavola”, nel loro excursus storico e contemporaneo, contribuiscono a concepire e a rendere atmosfera. Una scuola, quindi, che diventa laboratorio, dove si enucleano e si trasmettono concetti, si preparano pietanze e si combinano tutti quei valori che alimentano un concetto chiamato sinteticamente Cucina, perché “crudo è naturale, cotto è culturale”.
Una sede dove progettare conoscenza e praticare concetti precisi con metodi di insegnamento professionali, rigorosi, ordinati ed efficaci. Ai cuochi si insegnerà a conoscere la materia prima, perché solo se si elabora bene un grande e prezioso ingrediente, si ha una grande cucina. Ma tutto ciò non basta, è necessario impadronirsi delle tecniche di trasformazione che esaltano la versatilità per degustare al meglio il prodotto finale. I cibi “buoni da mangiare”, sono anche “buoni da pensare” e saper cucinare non è solo un atto manuale, ma anche culturale. Non solo Cucina, ma anche uno sguardo verso quelle attività collaterali, indispensabili per imbandire una buona tavola e quindi non solo deliziare con il gusto gli ospiti, ma anche con la vista, trasmettendo i concetti del buon ricevere e dell'eleganza della tavola, per rendere unici tutti quei momenti che si celebrano nelle mura di casa o in una sala di ristorante.
Ospitare con raffinatezza è una pregevole norma e conoscere le regole che disciplinano le “Buone maniere a tavola”, nel loro excursus storico e contemporaneo, contribuiscono a concepire e a rendere atmosfera. Una scuola, quindi, che diventa laboratorio, dove si enucleano e si trasmettono concetti, si preparano pietanze e si combinano tutti quei valori che alimentano un concetto chiamato sinteticamente Cucina, perché “crudo è naturale, cotto è culturale”.
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