A Capo Ferrato un raggio visibile a undici miglia
Osservata sulla carta geografica o seguita dalle strade che corrono nel retroterra, la linea del litorale a sud di Muravera appare pressoché rettilinea, povera di sporgenze e rientranze. Unica...
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Osservata sulla carta geografica o seguita dalle strade che corrono nel retroterra, la linea del litorale a sud di Muravera appare pressoché rettilinea, povera di sporgenze e rientranze. Unica eccezione il promontorio di Capo Ferrato, che si spinge nel mare a metà circa del percorso tra Villasimius e la foce del Flumendosa: giustamente è stato scelto come sede per un faro come punto di riferimento per il lungo tratto di costa. Per arrivare nelle sue vicinanze si segue la strada secondaria che ha origine nei pressi di Olia Speciosa, il «centro direzionale» del comune vasto e disperso di Castiàdas. Il percorso è dapprima rettilineo, poi leggermente movimentato tra modeste colline di natura vulcanica ricoperte di macchia mediterranea: si arriva a destinazione dopo poco meno di dieci chilometri. L’edificio del faro si presenta come una casa bianca a un piano, dalla forma allungata: comprende due piccoli appartamenti che un tempo erano abitati dagli addetti alle apparecchiature. Dalla parte opposta, affacciata sul mare, si leva la torre con la cupola di vetro e rame che ospita il gruppo ottico: è a una cinquantina di metri sul livello del mare, e offre ovviamente una vista straordinaria sulla superficie delle acque. Il primo impianto, riferisce Barbara Calanca nel suo bel libro sui fari della Sardegna, fu costruito nel 1925, poi è stato a più riprese modificato, reso automatico e dotato di pannelli fotovoltaici. Emana un raggio di luce bianca che è visibile a una distanza di undici miglia marine, ossia quasi venti chilometri. (s.t.)
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